Sarajevo, ex 007 bosniaco come testimone chiave nell’inchiesta sui “cecchini del weekend”
Milano, 12 novembre 2025 – L’ex 007 bosniaco è stato identificato come superteste, considerato “molto attendibile” dagli investigatori, che aiuterà la Procura di Milano e i Ros dei carabinieri a raccogliere prove contro i “cecchini del weekend”, italiani che, a pagamento, venivano portati a Sarajevo assediata dai serbo-bosniaci per uccidere civili inermi, donne e bambini, sotto il pretesto di “battute di caccia”, riporta Attuale.
Dettagli sull’indagine
L’ex ufficiale dell’intelligence militare bosniaca sarà ascoltato a breve dal pm Alessandro Gobbis, esperto di terrorismo, che ha aperto un fascicolo per omicidio pluriaggravato, al momento senza indagati. Gli avvocati Guido Salvini e Nicola Brigida hanno spiegato che l’indagine è nella fase istruttoria e si procederà partendo dalle dichiarazioni di testimoni, indicati dal superteste, che hanno ricevuto una nuova identità. Ci sono documenti conservati con le “identificazioni di quegli assassini”, soprannominati “tiratori turistici”. Le verifiche dovranno includere anche le tariffe pagate dai “cacciatori di uomini” disposti a “uccidere gratis” donne e anziani, con somme che potevano raggiungere i 100mila euro per “centrare i bersagli più piccoli e quindi più difficili”, ossia i bambini.
Prove al vaglio della Procura
Le prove a sostegno della ricostruzione delle atrocità sono numerose e saranno integrate nel fascicolo della Procura. Dopo aver esaminato questi elementi, Gobbis procederà a formulare le imputazioni. Secondo l’avvocato Brigida, se il reato è stato consumato a Sarajevo, è sufficiente che una parte della condotta criminale sia stata commessa in Italia, in conformità all’articolo 6 del Codice penale. Addirittura, è sufficiente una semplice ideazione del piano criminoso da parte degli italiani che decisero di recarsi a Sarajevo tramite una logistica complessa.
Turisti-cecchini: reati senza prescrizione
In base all’articolo 9, un cittadino che commette un delitto all’estero, per il quale la legge italiana prevede una pena severa come l’ergastolo per omicidio, può essere punito secondo la legge italiana, se si trova nello Stato. Il crimine dei cosiddetti “turisti-cecchini”, che arrivavano in Serbia e venivano trasportati in elicottero a Sarajevo, può ancora essere perseguito, nonostante siano passati più di trent’anni.
Testimonianze di orrore
Il superteste ha rivelato che il denaro per queste “battute di caccia” passava in forma chiara e in nero. Inoltre, è previsto che esista un documento dei servizi segreti che dimostri come nell primo semestre del 1994, queste operazioni siano state interrotte. L’ex sindaco di Sarajevo, Benjamina Karic, ha confermato che un ufficiale dei servizi sloveni ha testimoniato di un compenso elevato per uccidere un bambino, mentre osservava le cronache di questi eventi in compagnia di ricchi stranieri, appassionati di tali pratiche disumane.
Testimonianze ulteriori
Tra i racconti da esaminare figura anche quello di un soldato serbo catturato che ha informato l’ex 007 bosniaco di aver assistito al trasporto di uno dei “cacciatori”, parlando di italiani provenienti da Milano, Torino e Trieste. La complessità e la brutalità di queste scoperte continuano a emergere mentre l’inchiesta si sviluppa, rivelando un lato oscuro e inquietante della guerra in Bosnia.
È una cosa incredibile!!! Non riesco a credere che italiani abbiano partecipato a simili atrocità. La guerra in Bosnia ha già portato tanto dolore, ma ora scoprire che ci sono stati “turisti-cacciatori” è terribile. Aggiunge solo un’altra dimensione all’orrore… Che paese siamo diventati?