Budapest annuncia un ricorso legale contro l’UE per il divieto sul gas russo

15.11.2025 15:30
Budapest annuncia un ricorso legale contro l’UE per il divieto sul gas russo
Budapest annuncia un ricorso legale contro l’UE per il divieto sul gas russo

Il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha dichiarato che il suo governo presenterà un ricorso alla Corte di giustizia dell’Unione europea contro la decisione dell’UE di eliminare gradualmente le importazioni di gas russo. Orbán ha definito la misura “un atto chiaramente illegale” e contrario ai valori europei, sostenendo che Bruxelles abbia imposto la decisione per costringere un governo nazionale dissenziente a conformarsi. Ha aggiunto di essere alla ricerca di ulteriori strumenti “non giuridici” per convincere Bruxelles, senza però fornire dettagli. Le sue dichiarazioni sono state riportate da Euractivnell’analisi dedicata al piano europeo di riduzione delle importazioni, come indicato nel report su Hungary–EU gas dispute.

Contesto europeo: riduzione delle forniture e nuove regole contrattuali

Il 20 ottobre 2025 il Consiglio dell’UE ha approvato la progressiva eliminazione del gas russo a partire dal 1º gennaio 2026, con periodi transitori per i contratti già in vigore. Le intese a breve termine firmate prima del 17 giugno 2025 potranno essere prorogate fino al 17 giugno 2026, mentre quelle a lungo termine rimarranno valide fino al 1º gennaio 2028. Le modifiche ai contratti saranno consentite solo per esigenze tecniche e senza possibilità di aumentarne i volumi. Secondo il commissario europeo per l’energia Dan Jørgensen, la quota di gas russo consumato nell’UE è scesa dal 45% del 2022 al 13% nell’ottobre 2025, e l’obiettivo europeo è non importare più “nemmeno una molecola” di energia dalla Russia, anche dopo un futuro accordo di pace.

Dipendenza energetica dell’Ungheria e divergenze con la strategia europea

Dopo l’invasione su larga scala dell’Ucraina nel 2022, Budapest ha mantenuto una forte dipendenza dai combustibili russi e ha più volte bloccato o attenuato le sanzioni dell’UE contro il settore energetico di Mosca. Questa posizione garantisce stabilità ai consumatori ungheresi, ma entra in rotta di collisione con la strategia comune dell’Unione volta a ridurre la vulnerabilità energetica europea. Le esportazioni russe di petrolio e gas restano una fonte essenziale di finanziamento per il bilancio del Cremlino, che continua a sostenere lo sforzo bellico in Ucraina; per questo motivo la riduzione dell’import europeo ha un valore non solo economico ma anche strategico.

Pressioni internazionali, deroghe statunitensi e ricerca di alternative

Nell’ottobre 2025 il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha introdotto sanzioni contro Rosneft, Lukoil e decine di loro controllate, con entrata in vigore prevista per il 22 novembre. Le misure colpiscono anche gli acquirenti del petrolio russo, aumentando i rischi per i Paesi che continuano a collaborare con Mosca. Orbán ha annunciato, dopo un incontro con Trump, che l’Ungheria avrebbe ottenuto un’esenzione illimitata dalle sanzioni statunitensi; dichiarazione smentita da funzionari americani, tra cui il segretario di Stato Marco Rubio, secondo i quali l’esenzione sarebbe valida soltanto per un anno. Questo obbliga Budapest a valutare rotte e fornitori alternativi per ridurre l’esposizione futura.

Le opzioni di diversificazione e il calcolo politico interno

La compagnia ungherese MOL ha confermato di poter ridurre l’uso del petrolio russo grazie al sistema del gasdotto Adriatico, che tramite la Croazia può coprire fino all’80% del fabbisogno nazionale. Ciò dimostra l’esistenza di alternative reali per la sicurezza energetica del Paese, purché accompagnate da una scelta politica chiara. Nonostante ciò, Orbán continua a perseguire la possibilità di acquistare energia russa grazie ai prezzi più bassi, elemento determinante nella sua strategia interna: mantenere tariffe ridotte è un pilastro della sua popolarità, soprattutto in vista delle elezioni parlamentari dell’aprile 2026, dove il partito d’opposizione Tisza supera Fidesz nei sondaggi.

Vulnerabilità strategica e isolamento europeo

Il mantenimento della dipendenza da Mosca comporta per l’Ungheria una vulnerabilità significativa in un contesto di tensione geopolitica e pressione sanzionatoria. Tale dipendenza limita i margini di manovra diplomatici di Budapest e aumenta il rischio di ricatti economici da parte del Cremlino. Proseguire su questa linea colloca l’Ungheria in contrasto con il percorso europeo verso l’autonomia energetica, alimentando l’isolamento politico del Paese all’interno dell’UE.

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