Le Proteste della Generazione Z nel Sud Globale: Un Omaggio a Maria Grazia Cutuli
Il 19 novembre 2025 segna il ventiquattresimo anniversario dell’assassinio della giornalista Maria Grazia Cutuli, avvenuto per mano dei talebani in Afghanistan. In onore del suo lavoro, un podcast speciale esplora le proteste della generazione Z nei Paesi del Sud globale, dove giovani stanno rivendicando un futuro migliore, riporta Attuale.
Queste manifestazioni sono scaturite da fattori complessi e unici per ogni nazione coinvolta. La scintilla iniziale è stata accesa in Sri Lanka nel 2022 con il movimento Aragalaya, che si è originato da frustrazioni accumulate tra i giovani altamente istruiti ma privi di opportunità lavorative. La corruzione, la crisi economica e la criminalità hanno catalizzato mobilitazioni che, nel 2025, si sono propagate in diversi Paesi, inclusi Nepal, Filippine, Marocco, Kenya, e Madagascar.
Indipendentemente dalla loro diversità, c’è un filo conduttore comune: i giovani in Paesi poveri con livelli di istruzione elevati si fanno sentire. Essi chiedono un futuro, denunciando la corruzione e la mancanza di servizi socio-sanitari adeguati. La generazione Z si è unita sotto lo simbolo della bandiera dei pirati, un richiamo alla libertà e alla lotta contro oppressioni, ispirato dalla serie animata One Piece, che celebra la sfida costante contro i poteri autoritari.
Per capire le dinamiche in atto, sono state raccolte tre testimonianze significative. Suranga Katugampala, un filmmaker italo-cingalese, ha condiviso la sua esperienza in Sri Lanka, dove ha assistito a proteste che hanno portato alla fuga dell’ex presidente Gotabaya Rajapaksa. Katugampala ha osservato che la partecipazione di giovani che non hanno vissuto la guerra civile ha permesso una maggiore coesione tra diverse etnie, un fatto inedito rispetto a quanto accaduto in passato.
In Marocco, Adam Samine, studente di giurisprudenza, ha descritto come il numero elevato di morti di parto in un grande ospedale di Agadir abbia scatenato la sua indignazione e l’impegno attivo nei movimenti di protesta. Infine, Tanuja Pandey, portavoce del movimento in Nepal, ha raccontato come le manifestazioni abbiano portato alle dimissioni del primo ministro KP Sharma Oli, evidenziando che il cambiamento è un processo lungo e complesso: «Il cambiamento non avviene dal giorno alla notte, richiede tempo, molto tempo».
Queste proteste si inseriscono in un contesto globale in cambiamento, caratterizzato da una bassa età media della popolazione rispetto ai Paesi europei. Tuttavia, questa giovane generazione continua a fronteggiare le sfide economiche e i crescenti muri eretti dalle società occidentali in materia di migrazione.