I viaggi di Dmitriev, ex Harvard, e il mistero delle carte americane sul Donetsk

23.11.2025 22:45
I viaggi di Dmitriev, ex Harvard, e il mistero delle carte americane sul Donetsk

La diplomazia russa a Miami: tentativo di mediazione

Kirill Dmitriev, il manager che ha negoziato per Mosca il piano di pace, rappresenta un cambiamento rispetto ai legami tradizionali di Vladimir Putin. Nato a Kiev, Dmitriev ha trascorso gran parte della sua vita negli Stati Uniti, laureandosi a Stanford e Harvard. Sebbene non abbia ufficiali esperienze nei servizi segreti, ha lavorato per McKinsey e Goldman Sachs prima di tornare a Mosca, dove attualmente dirige un fondo governativo per investimenti diretti. La sua strategia sembra mirare a costruire un’immagine pubblica positiva, allontanandosi dalla tipica opacità associata ai funzionari russi, riporta Attuale.

Un segno dei tempi

La presenza di Dmitriev a Miami alla fine di ottobre è emblematica dei cambiamenti in corso. Mentre Donald Trump firmava le sue prime sanzioni contro la Russia, colpendo le grandi compagnie petrolifere Rosneft e Lukoil, la situazione si complica ulteriormente per Mosca. Le misure, inizialmente programmate per entrare in vigore il 21 novembre, sono ora rinviate al 13 dicembre, ma continuano a minacciare l’esportazione di greggio, causando l’assenza degli addetti di Litasco, la società di trading di Lukoil.

L’incontro segreto

Le mosse di Dmitriev suggeriscono una pianificazione attenta. Per poter partecipare all’evento di Miami, nonostante fosse nella lista delle sanzioni americane, ha probabilmente ricevuto un’esenzione speciale. Questo non è un caso, visto il suo ruolo nell’incontro segreto del 2017 tra Erik Prince, emissario informale di Trump, e Zayed al-Nahyan, allora a capo del fondo sovrano di Abu Dhabi.

Il paradosso di Miami

Allo stesso tempo, Dmitriev continua a gestire gli interessi di Putin con una delicatezza studiata. Il suo compito è di adattarsi a un profilo che corrisponda a quello di Steve Witkoff e Jared Kushner: nessuno dei due ha ricevuto un mandato ufficiale per negoziare sull’Ucraina, ma godono entrambi di una relazione diretta e personale con il presidente Trump. Questo scenario crea un paradosso: due delle più influenti diplomazie mondiali sono sostituite da uomini d’affari in un dialogo che potrebbe determinare il futuro dell’Europa.

I risultati di questo incontro hanno portato a un piano di 28 punti, sviluppato nel corso di mesi, ma cha mostra segni di inesperienza da parte di entrambe le parti. Si solleva poi la questione dell’origine del piano: diverse voci all’interno dell’amministrazione americana hanno dichiarato che l’ispirazione non proviene da Mosca, ma un elemento tradisce le sequenze russe. Si fa riferimento alla proposta che prevede il ritiro delle forze ucraine da alcune aree del Donetsk, un concetto discusso all’interno del governo russo tre mesi fa.

Resa incondizionata?

Il vertice successivo tra Trump e Putin previsto a Budapest è stato annullato dopo una conversazione tra i ministri degli Esteri Marco Rubio e Sergei Lavrov. Trump poi ha deciso di seguire reti informali, senza prevedere la ratifica degli accordi nel parlamento di Kiev, suggerendo un’interpretazione di resa incondizionata. Questo approccio potrebbe avere ripercussioni significative sulle dinamiche politiche nella regione e sulla stabilità dell’Europa.

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