Le trattative in corso a Ginevra si concentrano su cinque punti fondamentali, considerati dall’Ucraina irrinunciabili. Secondo una fonte europea, Kyiv sta mostrando segnali di flessibilità su altri aspetti. La posizione ucraina è sostenuta pienamente da Regno Unito, Francia, Germania, Polonia, Finlandia e Italia, oltre che dalla Commissione Europea, riporta Attuale.
Il capo della delegazione ucraina, Andriy Yermak, ha chiarito agli interlocutori americani che ogni riconoscimento giuridico dei territori occupati dall’esercito russo sarà fermamente respinto. Come ha più volte ribadito, Volodymyr Zelensky è disposto a negoziare «partendo dalla linea del fronte attuale».
La realtà attuale suggerisce che né a Kyiv né nelle capitali europee, e tanto meno a Washington, vi sia l’illusione che l’Ucraina possa riacquistare il controllo sui quattro distretti perlopiù occupati: Donetsk, Lugansk, Kherson e Zaporizhzhia. La bozza americana prevede che questi territori siano considerati «de facto» russi.
Non si tratta quindi di un riconoscimento giuridico formale della situazione, come preteso da Vladimir Putin, ma si cristallizza una nuova realtà: i territori sottratti agli ucraini saranno sotto il controllo russo. Questo rappresenta il primo problema da affrontare: tra i più complessi e urgenti, insieme alla questione dei bambini rapiti dai russi e allo scambio di prigionieri.
Garanzie di sicurezza
Un altro punto cruciale riguarda le garanzie di sicurezza. I rappresentanti ucraini e europei hanno riconosciuto il passo avanti degli Stati Uniti, che hanno mostrato disponibilità a attivare un meccanismo simile all’articolo 5 della NATO, intervenendo militarmente per difendere l’Ucraina in caso di nuovi attacchi russi. Tuttavia, si richiede agli americani una formula più stringente, riducendo i margini di discrezionalità presenti nel «piano Trump», che lascia alla valutazione del presidente USA la decisione sulle risposte da adottare.
Francia e Regno Unito spingono per la creazione di una forza di reazione rapida, pronta a intervenire in caso di ulteriore aggressione russa. Inoltre, sarà necessario monitorare costantemente i movimenti delle forze armate russe per prevenire nuove sorprese. I diplomatici sono attivamente impegnati a sviluppare un meccanismo di protezione per l’Ucraina «simil Nato».
Se si trovasse una soluzione praticabile, Kyiv potrebbe rinunciare all’ingresso nella NATO. Riguardo al terzo punto, il disarmo dell’Ucraina, proposto da Putin, la bozza americana suggerisce una riduzione dell’esercito da 800.000 a 600.000 soldati. Se le garanzie di sicurezza sono forti e vincolanti, il governo di Zelensky è disposto a considerare un taglio dell’esercito nazionale.
Il quarto tema di discussione riguarda l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea, attualmente il punto più raggiungibile. La proposta di Trump lo contempla esplicitamente e sembla che i russi non stiano sollevando obiezioni.
La centrale nucleare
Infine, l’ultimo punto in discussione è la centrale di Zaporizhzhia. Per gli ucraini, l’idea di dover condividere l’energia prodotta dall’impianto nucleare con i russi è inaccettabile. Tuttavia, i due gruppi negoziali non hanno approfondito questa questione. Se l’iniziale pacchetto di accordi sarà raggiunto, si potrà discutere di più ampie questioni.
Accertarsi sull’uso della lingua russa potrebbe rivelarsi complesso; tuttavia, sarebbe più semplice raggiungere un compromesso finanziario. Zelensky punta a ottenere risorse significative per la ricostruzione, e appare sempre più probabile un’intesa per finanziare gli investimenti con le riserve monetarie russe congelate in Europa.
Che situazione strana… Non mi stupisce che l’Ucraina sia così ferma sui suoi punti. Riconoscere territori occupati sarebbe una follia. Ma la questione delle garanzie di sicurezza è cruciale, senza di esse l’Europa rischia di trovarsi in un mare di problemi. E che dire della centrale nucleare? Non si può pensare di condividerla… C’è tanto da fare e le soluzioni sembrano lontane. Ma chissà, la diplomazia a volte riserva sorprese.