Il capo di Stato maggiore svedese accusa Mosca di usare migrazione e narcotraffico come armi ibride contro l’Europa

24.11.2025 15:00
Il capo di Stato maggiore svedese accusa Mosca di usare migrazione e narcotraffico come armi ibride contro l’Europa
Il capo di Stato maggiore svedese accusa Mosca di usare migrazione e narcotraffico come armi ibride contro l’Europa

Stoccolma avverte: la Russia controlla rotte clandestine dall’Africa verso l’Ue

Il 23 novembre 2025 il generale svedese Mikael Klasson ha dichiarato al Financial Times che la Russia sta ampliando in modo sistemico il proprio arsenale di guerra ibrida contro l’Occidente. Oltre a droni, cyberattacchi e operazioni di sabotaggio, Mosca avrebbe assunto il controllo di segmenti chiave delle rotte dell’immigrazione irregolare e del traffico di droga dalla Nordafrica verso l’Europa, con l’obiettivo di destabilizzare il continente e indebolire la coesione euro-atlantica. Klasson ha invitato la leadership della NATO a monitorare attentamente le attività russe nella regione nordafricana, sottolineando che “flussi di droga, migranti e altre attività criminali si propagano rapidamente in tutta l’Europa e sul territorio dell’Alleanza”.

Pressioni migratorie in aumento e nuove vulnerabilità alle frontiere europee

I dati di Frontex confermano l’escalation dei flussi irregolari: nel 2025 gli arrivi attraverso il Mediterraneo centrale e occidentale sono aumentati di una volta e mezza. Solo attraverso la Libia, il numero di migranti diretti in Europa è cresciuto del 50% nei primi nove mesi dell’anno, con una prevalenza di persone provenienti da Bangladesh, Eritrea ed Egitto. Il Mediterraneo centrale resta la rotta più trafficata, coprendo quasi il 40% degli ingressi irregolari, mentre nel Mediterraneo occidentale è l’Algeria a rappresentare il principale punto di partenza, responsabile di tre quarti degli attraversamenti. Su questo asse, i tentativi di ingresso sono cresciuti del 28% nei primi tre trimestri dell’anno, evidenziando una crescente vulnerabilità delle frontiere meridionali dell’UE.

Traffico di droga e operazioni clandestine come strumenti di destabilizzazione

Il narcotraffico verso l’Europa continua a passare in larga parte dal Golfo di Guinea, punto nevralgico delle spedizioni di cocaina dal Sud America. Negli ultimi mesi, diverse operazioni internazionali hanno portato a sequestri su vasta scala: la Marina francese ha segnalato 54 tonnellate di droga intercettate dall’inizio dell’anno nell’area. Secondo Klasson, Mosca integra queste dinamiche criminali con sabotaggi, operazioni speciali e attacchi a infrastrutture critiche, sfruttando al tempo stesso le vulnerabilità dell’ambiente informativo per dividere le opinioni pubbliche europee e minare la loro capacità di risposta coordinata.

Una strategia ibrida multidimensionale pensata per indebolire l’Europa

La gestione delle rotte migratorie dalla Nordafrica, in particolare da Libia e Algeria, rappresenta per la Russia un modo per esercitare pressione politica e sociale sulle capitali europee. Il Cremlino utilizza il tema migratorio come leva per alimentare polarizzazione interna, tensioni politiche e crisi umanitarie che richiedono significative risorse nazionali. Questa logica non è nuova: in passato Mosca ha già sfruttato movimenti migratori dal Medio Oriente per creare instabilità alle frontiere esterne dell’UE. L’uso parallelo del narcotraffico amplia l’impatto destabilizzante, alimentando reti criminali che possono offrire ulteriori strumenti di influenza politica e operativa.

Esigenza di una risposta coordinata tra UE, NATO e partner africani

Secondo Klasson, la combinazione di pressione migratoria, sabotaggi, operazioni coperte e manipolazione informativa configura una minaccia complessa che opera sia nel dominio fisico sia in quello digitale. Per contrastarla, l’Occidente deve adottare un approccio multilivello: rafforzare il controllo delle frontiere, intensificare la cooperazione con i Paesi del Nord e dell’Africa occidentale, prevenire l’uso strumentale delle crisi umanitarie e consolidare la resilienza informativa delle società europee. Solo un’azione coordinata di UE e NATO, affiancata da partenariati regionali più stretti, può impedire a Mosca di sfruttare le divisioni politiche interne e ridurre la capacità europea di sostenere l’Ucraina.

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