L’espansione degli ecovillaggi in Italia: la mappa del neoruralismo e le sue sfide

27.11.2025 15:15
L’espansione degli ecovillaggi in Italia: la mappa del neoruralismo e le sue sfide

Roma, 27 novembre 2025 – Il caso della cosiddetta ‘famiglia del bosco’ di Palmoli ha innescato un acceso dibattito sulla loro scelta di vita. Le autorità giudiziarie hanno stabilito che le condizioni in cui vivevano non erano adeguate per i bambini, portando alla sospensione della patria potestà, una decisione che ha suscitato una serie di critiche e posizioni contrastanti. La famiglia ‘neorurale’ di Palmoli non è un caso isolato, ma esemplifica una tendenza crescente di individui che abbandonano la vita urbana a favore della natura. Questo fenomeno solleva interrogativi su quali motivazioni spingano sempre più famiglie verso uno stile di vita essenziale, talvolta ai limiti dell’autosufficienza, riporta Attuale.

Termini come neorurali, ritorno alla natura e anticonsumismo hanno ricevuto crescente attenzione negli articoli pubblicati negli ultimi giorni. La vicenda della ‘famiglia del bosco’ ha avuto una risonanza mediatica notevole, sollevando questioni più ampie sul perché un numero sempre maggiore di persone scelga di allontanarsi dai presunti vantaggi della vita urbana per adottare uno stile di vita semplice.

Paradossalmente, l’avanzare dei processi di urbanizzazione ha spinto molti verso la campagna, sia per avviare attività agricole, zootecniche o forestali, sia semplicemente per sfuggire alle pressioni della città. Così si inseriscono i neorurali, che non hanno storie agricole familiari, ma decidono di stabilirsi in zone rurali e abbracciare nuovi modi di vivere. Nella stampa, il termine è esteso a chi sceglie di ‘tornare alla natura’, adottando pratiche ecologiche o forme di autosufficienza, anche senza un coinvolgimento diretto con il settore primario.

Tra natura e società: le contraddizioni del neoruralismo

Le esperienze di questi neorurali mostrano un approccio radicalmente diverso alla sostenibilità e alle relazioni economiche, emergendo da contesti culturali eterogenei: dai movimenti della sinistra radicale all’ecologismo e a iniziative territoriali autonome in Italia, spesso indipendenti. In un mondo dove la modernità e il capitalismo dominano, la scelta neorurale può apparire incomprensibile a molti. Non sorprende quindi che la vita isolata ed essenziale della famiglia di Palmoli abbia generato reazioni miste, culminando nell’intervento delle autorità giudiziarie e nell’allontanamento dei figli.

Questa situazione esemplifica le contraddizioni interne al neoruralismo: da un lato, la ricerca di autonomia e sostenibilità; dall’altro, la necessità di confrontarsi con sistemi normativi relativi ai servizi, alla protezione dei minori, alla sanità e all’istruzione. L’aspirazione a un rapporto più diretto con la natura si scontra con l’impossibilità di sottrarsi ai diritti e obblighi della vita comunitaria.

Le sfide dell’autosufficienza

Per chi sceglie il neoruralismo, vivere in questo modo è un progetto collettivo, richiedente impegno quotidiano e resilienza. Abbandonare le comodità moderne comporta una routine complessa e, soprattutto, in gran parte autonoma. Per sopravvivere, è essenziale possedere competenze in vari ambiti, dalla coltivazione biologica alla raccolta di piante spontanee e alla conservazione degli alimenti, fino alla gestione delle risorse idriche (la famiglia dei boschi di Palmoli, ad esempio, attinge acqua da un pozzo vicino alla loro abitazione). Inoltre, la costruzione e la manutenzione delle abitazioni, spesso realizzate con criteri naturali, rappresentano una parte integrante della loro quotidianità. Tuttavia, nonostante il valore etico di uno stile di vita sostenibile, è importante considerare le numerose sfide quotidiane.

Dove sono gli ecovillaggi in Italia

Il fenomeno del neoruralismo in Italia è difficile da quantificare: mancano fonti ufficiali che lo mappino sistematicamente, rendendo le informazioni disponibili principalmente basate su studi locali o dati associati alla crescita degli ecovillaggi. Questi ultimi rappresentano una forma organizzata di ruralità alternativa e una tra le espressioni più consolidate del ritorno alla terra. La Rete Italiana Villaggi Ecologici (RIVE) riunisce le principali comunità ecologiche del Paese, promuovendo modelli abitativi a basso impatto ambientale. Gli ecovillaggi, sparsi in diverse aree, includono esempi come Bagnaia in Toscana, Torri Superiore in Liguria e Damanhur in Piemonte, accanto a molte altre comunità come Basilico a Cantagallo e Ananda Assisi in Umbria.

Oggi, le comunità riconosciute dalla RIVE sono 23, ma includendo anche realtà esterne si arriva a almeno ottanta-novanta esperienze, attive in quasi tutte le regioni italiane. Questo mosaico eterogeneo, che attraversa Alpi, Appennini e colline, testimonia il desiderio di una vita più sostenibile e comunitaria, in continua espansione.

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