Amnistia in Myanmar: oltre 3.000 prigionieri politici liberati in vista delle elezioni
La giunta militare al governo in Myanmar ha annunciato un’amnistia significativa in preparazione delle elezioni del prossimo mese, liberando 3.085 prigionieri politici e archiviando le accuse contro 5.580 individui, riporta Attuale.
Non è ancora certo se tra i detenuti liberati vi sia anche l’ex leader del paese Aung San Suu Kyi, arrestata nel 2021 dopo il colpo di stato militare che ha rovesciato il suo governo. La giunta ha storicamente concesso amnistie in occasioni particolari; ad aprile, quasi 5.000 detenuti erano stati graziati per festeggiare il nuovo anno nel calendario tradizionale birmano. Secondo la televisione statale MRTV, questa amnistia è stata concessa per garantire un voto libero nelle prossime elezioni parlamentari, programmate per il 28 dicembre.
Tuttavia, molti osservatori criticano le elezioni come un mero strumento per la giunta militare per legittimare il proprio controllo, dato l’assenza di organizzazioni giornalistiche libere e l’arresto dei principali membri del partito di Suu Kyi. Un’associazione locale ha indicato che fino a mercoledì i prigionieri politici ammontavano a 22.702. Il segretario delle Nazioni Unite, António Guterres, ha avvertito che le elezioni potrebbero in realtà intensificare l’instabilità e aggravare la crisi nel paese.
Per 724 prigionieri, è previsto che, in caso di nuova condanna, debbano scontare sia la parte rimanente della prima pena sia l’intera durata della nuova condanna. Fuori dalla prigione di Insein, che ospita molti prigionieri politici e si trova nei pressi della capitale Yangon, si è radunata una grande folla di familiari e conoscenti per accogliere i liberati.