Attacco massiccio di droni e missili sulla capitale: Kiev colpita per ore nella notte del 29 novembre

29.11.2025 14:30
Attacco massiccio di droni e missili sulla capitale: Kiev colpita per ore nella notte del 29 novembre
Attacco massiccio di droni e missili sulla capitale: Kiev colpita per ore nella notte del 29 novembre

Oltre otto ore di bombardamenti continui sulla città

Nella notte tra il 28 e il 29 novembre 2025 la Russia ha lanciato una delle più vaste operazioni combinate contro l’Ucraina, impiegando 596 droni d’attacco, cinque missili aerobalistici Kh-47M2 Kinzhal, 23 missili da crociera Kh-101/Iskander-K, quattro missili balistici Iskander-M e quattro missili guidati Kh-59/69. Il bombardamento, durato oltre otto ore senza pause, ha costretto i residenti di Kiev a trascorrere tutta la notte nei rifugi. L’ondata principale ha colpito la capitale: circa 500.000 utenze sono rimaste senza elettricità e sono stati registrati impatti diretti su edifici residenziali nei distretti di Svyatošyn, Solomjanka, Ševčenkiv, Darnycia e Dniprovs’kyj. In sette palazzi gli appartamenti sono andati distrutti, le facciate hanno subito danni rilevanti e numerosi veicoli e cortili sono stati colpiti.

Danni estesi nella regione di Kiev e vittime in più province

Nell’area metropolitana, in particolare nel distretto di Brovary, sei edifici residenziali sono stati gravemente colpiti e in uno di essi è crollato un solaio interpiano, costringendo all’evacuazione 52 persone. Case private, garage, un centro commerciale e diversi impianti industriali sono stati danneggiati, mentre la città di Fastiv è rimasta completamente senza elettricità.
Alle 10:30 del 29 novembre il bilancio provvisorio parlava di due morti e 32 feriti a Kiev e nella regione circostante, con 19 persone ricoverate in condizioni gravi. Due vittime e due feriti sono stati segnalati nella regione di Kharkiv, mentre nella regione di Dnipropetrovs’k si registra un morto e un ferito. La gravità degli impatti, concentrati su edifici civili e infrastrutture critiche, evidenzia una strategia deliberata rivolta a massimizzare la pressione sulla popolazione.

Infrastrutture energetiche nel mirino e violazioni del diritto internazionale

L’attacco ha provocato un blackout diffuso: 500.000 utenti a Kiev, 100.000 nella regione e 8.000 nella regione di Kharkiv sono rimasti senza elettricità, mentre in alcune zone della capitale la pressione idrica è diminuita sensibilmente. Si tratta del secondo colpo in pochi giorni, dopo il bombardamento del 25 novembre, e il nuovo attacco ha nuovamente colpito abitazioni, strutture commerciali, impianti produttivi e infrastrutture energetiche.
La scelta di colpire obiettivi chiaramente civili viola in modo diretto i principi fondamentali del diritto internazionale umanitario, che impone la distinzione tra obiettivi militari e civili. Questo schema ricorrente riflette una tattica di terrore volta a colpire la popolazione e a compromettere il funzionamento delle infrastrutture essenziali del Paese.

Reazione della città, contesto politico e rischi per la sicurezza europea

L’immediata risposta dei servizi di emergenza, della polizia, delle squadre comunali e dei volontari mostra un elevato livello di organizzazione nella capitale. I residenti hanno collaborato nel soccorrere i feriti e assistere gli sfollati, mentre le squadre tecniche hanno lavorato per ripristinare servizi essenziali.
L’attacco arriva nel pieno di discussioni su possibili formati negoziali e nuove iniziative diplomatiche attorno al conflitto ucraino. La scelta del Cremlino di colpire Kiev mentre parla di “disponibilità al dialogo” segnala la volontà di negoziare da una posizione di forza e di logorare il morale della popolazione. Ogni operazione di questo tipo indica anche quali potrebbero essere gli effetti di un’escalation diretta contro altre capitali europee: lanci di droni su larga scala, uso combinato di missili e sabotaggi contro infrastrutture energetiche, di trasporto e comunicazione. Kiev è diventata un banco di prova delle tattiche russe che, in caso di escalation, potrebbero essere applicate contro Varsavia, Bucarest, Vilnius o altre città europee.

Necessità di bloccare l’elusione delle sanzioni e il flusso di componenti occidentali

Molti dei droni e dei missili impiegati dalla Russia sono realizzati con componenti occidentali ottenuti attraverso reti di elusione delle sanzioni. L’attacco evidenzia quindi l’urgenza di rafforzare i controlli sull’esportazione di elettronica, attrezzature e materiali a duplice uso che Mosca può impiegare nella produzione dei suoi armamenti.
Per i Paesi europei e i partner del G7, impedire l’accesso della Russia a questi componenti rimane una priorità strategica: ogni fallimento nel controllo delle forniture prolunga la capacità del Cremlino di colpire infrastrutture civili e aumenta il rischio di ulteriori destabilizzazioni regionali.

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