Il pericolo dell’IA per la salute mentale dei giovani secondo Richard Freed
Ragazzi sempre più viziati e, di conseguenza, frustrati e aggressivi. Richard Freed, psicologo americano di fama mondiale specializzato nell’uso del design persuasivo, avverte delle gravi conseguenze dell’intelligenza artificiale su bambini e adolescenti. Durante un intervento presso la Commissione Giustizia dell’Assemblea della California, ha sostenuto la necessità di limitare gli algoritmi che inducono dipendenza. Nel suo libro, “Better than real life”, si interroga su chi realmente protegga i minori, riporta Attuale.
Freed ritiene che l’IA generativa rappresenti un rischio maggiore per la salute mentale degli adolescenti rispetto ai social network. “L’IA generativa si diffonderà attraverso social e smartphone, rendendo difficile separare gli effetti. Ma l’industria tech utilizzerà l’IA per rafforzare il design persuasivo, mantenendo i ragazzi immersi nel digitale, lontani dalla vita reale”, avverte Freed, sottolineando che un maggiore tempo online avrà ripercussioni fisiche, emotive e scolastiche.
Un altro punto critico è la relazione tra adolescenti e chatbot. Freed avverte: “Queste tecnologie sembrano migliori della vita reale, gratificanti e sempre disponibili. È un’illusione pericolosa che potrebbe avere gravi impatti sul benessere emotivo”. Sottolinea che i giovani non necessitano di surrogati digitali; piuttosto, il legame familiare è essenziale per proteggerli da depressione e suicidi.
“Un adolescente ha bisogno di genitori autorevoli che offrano affetto e regole”, chiarisce Freed. Le macchine possono simulare affetto, ma non possono imporre limiti, il che porta a uno sviluppo di egoismo e poca capacità di autocontrollo. In merito all’impatto dei chatbot sull’empatia, dichiara: “Crescere con interlocutori che dicono sempre ‘sì’ riduce l’empatia verso gli altri”.
Freed osserva un aumento dell’isolamento tra i giovani, che potrebbero vedere i sistemi di IA come più comprensivi rispetto agli adulti. “Il legame emotivo principale degli adolescenti deve essere con la famiglia, non con un algoritmo”, avverte. Inoltre, individua una pericolosa tendenza in cui l’industria tecnologica promuove l’uso degli smartphone da parte dei minori, distogliendo attenzione dalla famiglia.
Freed conclude con un avvertimento: “Giovani di ogni genere, non solo quelli vulnerabili, rischiano di sviluppare dipendenza emotiva dall’IA. Stiamo già osservando segnali di disagio tra gli adolescenti, che, sebbene possano rimanere invisibili, portano a problemi come sedentarietà, obesità e depressione”.
In merito alla progettazione dell’IA, Freed afferma che, come attualmente concepita, può rappresentare un pericolo reale per la salute mentale dei minori: “Dobbiamo agire, impedendo l’accesso agli smartphone prima dei 16 anni”. Infine, avverte che l’interazione continua con sistemi che imitano empatia può influenzare negativamente l’evoluzione umana, causando un aumento di narcisismo e riduzione dell’empatia tra i giovani.
Antonio Del Prete