Femmicidio a Pianello Vallesina, marito catturato dopo tentativo di suicidio e rianimato da un cacciatore

04.12.2025 23:55
Femmicidio a Pianello Vallesina, marito catturato dopo tentativo di suicidio e rianimato da un cacciatore

Monte Roberto (Ancona), 4 dicembre 2025 – La fuga di Nazif Muslija, macedone di 50 anni accusato del femminicidio della moglie Sadjide Muslija, 49 anni, a Pianello Vallesina, è durata poco più di 24 ore. La donna è stata trovata morta martedì mattina, attorno alle 10.30, nella sua abitazione di via Garibaldi, con segni di violenza sul cranio, probabilmente causati da un tubo di ferro ritrovato dai carabinieri all’esterno della casa. Muslija è stato rintracciato vivo nel pomeriggio, attorno alle 16.30, in una boscaglia di Vinano, a meno di un’ora di auto dalla scena del crimine. Il marito, minuziosamente ricercato, aveva abbandonato la propria auto e tentato di nascondersi, ma la Procura aveva già emesso un mandato di fermo internazionale per omicidio volontario aggravato, riporta Attuale.

Salvato da un cacciatore che ha chiamato i soccorsi

Un cacciatore in passeggiata con il cane ha notato Muslija in un’area difficile da raggiungere. L’uomo si trovava a terra in condizioni critiche e, secondo le prime indagini, avrebbe tentato di impiccarsi. Subito dopo la scoperta, sono giunti i soccorsi, tra cui il 118, i vigili del fuoco e i carabinieri. Nazif è stato trasportato in ospedale a Camerino.

Le indagini sul tubo di ferro, probabile arma del delitto

Le indagini si concentrano ora sull’arma del delitto, il tubo di ferro, per accertarne il compatibilità con i colpi inflitti alla vittima. Il medico legale Angelo Montana ha confermato che diversi colpi severi sono stati inferti sulla 49enne, il cui decesso risale alla mattina stessa. Il pubblico ministero Rosario Lioniello ha disposto l’autopsia sul corpo di Sadjide Muslija.

Il mancato percorso riabilitativo in un Cuav

Il femminicidio ha sollevato interrogativi circa il mancato percorso riabilitativo che Muslija avrebbe dovuto seguire in un Cuav, Centro per uomini autori di violenza, dopo la condanna per maltrattamenti risalente ad aprile scorso. Nonostante la moglie avesse ritirato la querela e lo avesse riaccolto in casa, Nazif era tenuto a completare un programma di recupero come condizione per la sospensione della pena.

Il legale: “Non c’era posto nella struttura individuata”

Il difensore di Muslija, l’avvocato Antonio Gagliardi, ha dichiarato che non c’era disponibilità nella struttura designata per il percorso di recupero. La procuratrice capo Monica Garulli ha enfatizzato la gravità del caso, affermando che sarebbe stato appropriato un trattamento differenziato rispetto ad altre situazioni meno gravi. Nazif doveva iniziare un programma di recupero di 62 ore presso il centro Polo9, ma questo è avvenuto oltre il termine previsto dalla sentenza diventata definitiva.

1 Comment

  1. Incredibile come si possa arrivare a simili atti di violenza, non si può più vivere in un paese dove la vita delle donne è così poco rispettata. E ora anche il fatto che non ci fosse posto per il recupero? Mah, che tristezza!!!

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