Il crollo dell’importazione di pomodori cinesi in Italia: un cambiamento significativo nella filiera alimentare

09.12.2025 14:15
Il crollo dell'importazione di pomodori cinesi in Italia: un cambiamento significativo nella filiera alimentare

Importazione di concentrato di pomodoro dalla Cina in calo del 76% in Italia

Quasi dieci anni di inchieste e denunce hanno finalmente portato a una significativa riduzione dell’importazione di concentrato di pomodoro dalla Cina all’Italia. Nel terzo trimestre del 2025, il calo è stato del 76% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, un chiaro segnale di cambiamento nella filiera dei sughi e delle passate venduti come autentici prodotti italiani, sani e genuini, riporta Attuale.

Diverse inchieste giornalistiche dal 2015 hanno rivelato come gran parte dell’industria italiana, leader mondiale nella produzione di passate e sughi, abbia iniziato a importare concentrato di pomodoro dalla Cina, prodotto industrialmente. Questo processo ha permesso di rimuovere gran parte dell’acqua dai pomodori, concentrando sapore e nutrienti. L’analisi dei documenti di importazione ha evidenziato l’arrivo di decine di migliaia di tonnellate di concentrato proveniente dalla regione dello Xinjiang, nota per le gravi violazioni dei diritti umani.

Questa regione è al centro delle accuse di sfruttamento della minoranza uigura, che subisce violenze e detenzioni da parte del regime cinese. Rapporti internazionali, incluso quello dell’ONU del 2022, hanno accusato la Cina di crimini contro l’umanità nella regione.

Il concentrato di pomodoro proveniente dallo Xinjiang continuava a essere importato in Italia, principalmente nei porti di Salerno e Napoli, dove era acquistato da alcune aziende italiane. Tuttavia, gran parte di questo prodotto era destinato all’esportazione, finendo in paesi africani e in alcune nazioni dell’UE e nel Regno Unito.

Dal 2005, la legge italiana ha stabilito che le passate di pomodoro devono essere realizzate esclusivamente con pomodoro fresco, lavorato entro 24 ore dalla raccolta. Francesco Mutti, CEO di una delle aziende più famose del settore, ha dichiarato che fino al 2010, circa il 20% delle aziende italiane si riforniva di pomodoro cinese, attratte dai costi più bassi.

Mutti ha aggiunto che questo mercato è stato progressivamente occupato dai cinesi, i quali ora esportano direttamente in Africa, mentre alcune aziende italiane etichettavano i loro prodotti come “Packed in Italy” per mascherare la vera origine. L’associazione dei produttori Anicav ha introdotto regole di trasparenza e nel 2018 ha reso obbligatoria l’indicazione chiara dell’origine sulle etichette.

I controlli da parte delle autorità sono aumentati, e uno dei sequestri più significativi è avvenuto nel 2021, con circa 4.477 tonnellate di passata spacciata come “100% italiana” ma contenente concentrato cinese.

Nonostante gli sforzi normativi, i livelli di importazione sono rimasti alti fino a quest’anno. Dopo un’inchiesta della BBC nel 2024, che ha esaminato vari marchi di sughi importati, la questione ha riacquistato visibilità, spingendo alcune catene di supermercati a sospendere le forniture da aziende italiane coinvolte. Petti, una delle aziende menzionate, ha dichiarato di lavorare alla cessazione totale delle importazioni di pomodoro dalla Cina.

Francesco Mutti ha sottolineato che è nell’interesse dei produttori garantire la trasparenza della filiera e ha accolto con favore il calo delle importazioni dalla Cina, evidenziando il danno di immagine causato da questa situazione. “Dobbiamo continuare a vigilare”, ha affermato, sottolineando l’importanza dell’integrità del settore.

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