Lo scandalo sugli abusi in un istituto per minori scuote l’Ungheria e riaccende la sfida politica a Orbán

10.12.2025 14:30
Lo scandalo sugli abusi in un istituto per minori scuote l’Ungheria e riaccende la sfida politica a Orbán
Lo scandalo sugli abusi in un istituto per minori scuote l’Ungheria e riaccende la sfida politica a Orbán

Le accuse e la richiesta di dimissioni del premier

Il 9 dicembre 2025 Péter Magyar, leader del partito d’opposizione più popolare del Paese, “Tisza”, ha chiesto le dimissioni del primo ministro Viktor Orbán dopo la diffusione di nuove prove video che mostrano maltrattamenti sistematici ai danni di minori in un istituto statale di Budapest. Lo scandalo, in discussione da settimane in Parlamento, ha assunto una nuova dimensione quando un deputato dell’opposizione ha reso pubblico un filmato che documenta violenze fisiche sui bambini. La vicenda è stata ripresa nei rapporti dedicati alla crisi politica ungherese e al confronto tra governo e opposizione.

Nonostante le dimissioni del responsabile ad interim dell’istituto e l’avvio delle indagini da parte della polizia, le forze di opposizione chiedono un’inchiesta completa sulle accuse di abusi sessuali legati al precedente direttore, sospettato anche di aver organizzato una rete di sfruttamento minorile. Magyar ha sollecitato l’intervento del presidente della Repubblica, Tamás Sulyok, invitandolo a pronunciarsi pubblicamente e a fissare una data per elezioni legislative anticipate. L’evoluzione politica del caso è stata discussa anche nel quadro delle reazioni europee alla crisi istituzionale ungherese.

Una crisi che affonda le radici nelle tensioni accumulate tra governo e società

La presa di posizione di Magyar arriva meno di due anni dopo lo scandalo che travolse l’allora presidente ungherese Katalin Novák, costretta a dimettersi dopo aver concesso la grazia a persone coinvolte in un caso di abusi su minori. Quel episodio provocò la più grave crisi politica degli ultimi quindici anni del governo Orbán e diede impulso alla nascita del movimento “Tisza”. Da allora, Magyar contrappone regolarmente la condizione deteriorata del sistema pubblico di assistenza ai minori all’immagine cristiano-conservatrice promossa dal governo.

Il nuovo scandalo rischia di compromettere in modo significativo il sostegno a Fidesz a pochi mesi dalle elezioni parlamentari previste per aprile 2026. Orbán sostiene di non temere la competizione elettorale e individua nelle istituzioni dell’Unione Europea il suo principale avversario politico, più che nei leader dell’opposizione.

Debolezze strutturali, accuse di autoritarismo e una campagna elettorale ad alta tensione

All’interno dell’UE, il governo Orbán viene spesso descritto come autoritario per la concentrazione del potere, il controllo sui media e sulla magistratura e per le frequenti violazioni dei principi dello Stato di diritto. Il premier ungherese critica apertamente la democrazia liberale, proponendo un modello di “Stato illiberale” fondato su nazionalismo e valori tradizionali. Bruxelles ha più volte contestato a Budapest limitazioni della libertà di stampa, riduzione degli spazi democratici e retorica ultra-nazionalista.

I sondaggi mostrano che Fidesz mantiene ancora un bacino di sostenitori ampio, ma in progressiva erosione. Le forze d’opposizione potrebbero competere con il partito di governo qualora riuscissero a mantenere la coesione e a mobilitare gli elettori. Le elezioni del 2026 vengono già definite “storiche”, poiché potrebbero segnare un cambiamento di rotta per il Paese e ridefinire i rapporti di forza nella politica ungherese.

Valori tradizionali contro responsabilità politiche: la frattura che può ridefinire il consenso

Orbán e Fidesz hanno costruito la loro narrativa su temi come moralità cristiana, difesa della famiglia e protezione dei minori. La rivelazione di abusi in un’istituzione statale mina alla radice queste proclamazioni, offrendo all’opposizione un argomento potente per denunciare ipocrisia e doppi standard. Il contrasto tra retorica ufficiale e realtà amministrativa potrebbe trasformarsi in un punto di svolta nella battaglia politica, mobilitando settori della società finora indecisi.

Per il governo, lo scandalo rappresenta non solo una crisi etica, ma anche un rischio politico immediato: la promessa di “proteggere i bambini”, pilastro della comunicazione di Fidesz, appare oggi compromessa. La capacità dell’opposizione di capitalizzare questo momento e di proporre un’alternativa credibile sarà determinante per l’esito delle elezioni e per il futuro equilibrio politico dell’Ungheria.

1 Comments

  1. Incredibile come certe situazioni possano ripetersi nel tempo. Qui in Italia abbiamo visto casi simili di abuso di potere e ipocrisia. Orbán sembra proprio non imparare dagli errori passati… Un vero schiaffo a chi crede nei valori della famiglia e della protezione dei minori! Questo potrebbe davvero cambiare le cose.

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