Milano – L’indagine della Procura di Milano sui progetti di rigenerazione urbana evidenzia l’influenza di gruppi di pressione che controllano le operazioni immobiliari più lucrative, i quali cercano di mantenere un sistema “discrezionale in deroga” e di escludere chi non ne fa parte, impedendo che l’azione del Comune venga ricondotta sui binari del rispetto del territorio e della legalità. Queste le osservazioni dei pubblici ministeri Marina Petruzzella, Paolo Filippini e Mauro Clerici, contenute nel provvedimento con cui il giudice per le indagini preliminari Mattia Fiorentini ha disposto il sequestro preventivo del cantiere dell’immobile di lusso in via Anfiteatro, a Brera, riporta Attuale.
Il “doppio ruolo” di Oggioni: “Uno stato di costante conflitto di interessi. Massime volumetrie e minimi oneri per i privati”
I pubblici ministeri hanno individuato tra i gruppi investigati l’ex direttore dello Sportello Unico per l’edilizia Giovanni Oggioni, attualmente agli arresti domiciliari, e Franco Zinna, ex dirigente comunale del settore urbanistica. “L’azione di Oggioni – proseguono i pm – è stata trasversale: mentre era in servizio come pubblico funzionari del Comune esercitava contemporaneamente, al mattino presso il Sue (dove dirigeva le riunioni di staff con i dirigenti e funzionari, a cui impartiva indicazioni) e al pomeriggio presso il tavolo ‘C’è Milano da Fare’, approfondendo questioni relative a regolamenti edilizi e interventi immobiliari, a favore dell’incremento delle volumetrie e dei minimi oneri per l’operatore privato, negando l’applicazione dei minimi standard di legge”.
“Unico-Brera, procedure fortemente alterate”
Nelle pratiche edilizie relative alla torre residenziale Unico-Brera, attualmente in costruzione e sequestrata dalla Guardia di Finanza, emerge che “il progetto è dichiarato non soggetto alle norme di prevenzione incendio, mentre dovrebbe essere sottoposto a tale normativa per edifici superiori ai 24 metri. Questo dettaglio è incluso nel decreto del gip, che fa riferimento anche alle analisi della consulente dei pm, l’architetta Roberta Collicelli, la quale ha esaminato tutte le “procedure fortemente alterate”. Tra i 27 indagati è presente anche il notaio che ha autenticato la convenzione tra i dirigenti comunali e i legali rappresentanti della società costruttrice.
La speculazione “coperta” dalla dichiarazione dell’interesse pubblico
Il provvedimento evidenzia che alcuni documenti allegati alla pratica di via Anfiteatro 7 erano stati “eliminati” dal sito del Comune. Gli investigatori erano riusciti a recuperarli attraverso un’ordine di esibizione e un successivo sequestro dei documenti negli uffici comunali. Sotto la “copertura della dichiarazione di interesse pubblico”, il Comune di Milano ha avviato un piano di “dismissione e vendita all’asta a privati di beni del patrimonio immobiliare”, motivando tale scelta come più vantaggiosa per le finanze comunali, partendo dalle aree di via Zecca Vecchia e via Anfiteatro, in centro storico.
“Edilizia, settore connotato da gravi e ricorrenti abusi ed episodi corruttivi”
Il decreto del gip riepiloga le contestazioni della Procura nella maxi inchiesta sull’urbanistica, implicando anche i vertici di Palazzo Marino, con l’iscrizione del sindaco Giuseppe Sala per falso e induzione indebita. I magistrati denunciano l’assenza di trasparenza e comunicazione ai cittadini sulle attività amministrative nel settore edile, che mostra evidenti segni di abusi e corruzione. Si parla di una “speculazione edilizia” perseguita a “qualunque costo e con mezzi illeciti”. I costruttori Stefano e Carlo Rusconi, già sotto inchiesta, sono attualmente processati per la Torre Milano di via Stresa.
“Gravi operazioni falsificatorie commesse dalla Commissione per il Paesaggio”
La Procura ha anche puntato il dito contro la nuova commissione Paesaggio, che si è insediata pochi giorni dopo la dissoluzione della precedente a causa della maxi indagine. Nel documento si lamenta che il nuovo regolamento non garantisca parametri di chiarezza e riguardo ai poteri della Commissione. Riferendosi al progetto per l’immobile che sta sorgendo al posto di un edificio demolito, i pm segnalano che le “gravi operazioni falsificatorie” commesse dalla Commissione per il Paesaggio, nel valutare le pratiche, “confermano conflitti di interessi e mancanza di trasparenza con consumazioni sistematiche di falsi ideologici”.
Cos’è il progetto Unico-Brera sequestrato: 27 appartamenti tra i 42 e i 55 metri quadrati
Descrivendo ‘Unico – Brera’, il cantiere sequestrato dalla Guardia di Finanza, l’Impresa Rusconi evidenzia un’opera “innovativa, dal design contemporaneo e razionale”, composta da 27 appartamenti di dimensioni comprese tra i 42 e i 55 metri quadrati, la cui consegna era prevista entro l’anno. Il progetto prevede anche palestra, co-working, portineria, box e cantine su una superficie di 2.300 metri quadrati nel prestigioso quartiere Brera, con l’intento di rispondere alle esigenze moderne di abitabilità.