Claudia Guidotti, 34 anni, sulla crioconservazione: “Un diritto per tutte le donne”

18.12.2025 18:55
Claudia Guidotti, 34 anni, sulla crioconservazione: “Un diritto per tutte le donne”

La scelta della crioconservazione: un’opzione per le donne italiane

Claudia ha molti sogni nel cassetto: ristrutturare il casale di famiglia, creare uno spazio dove i bambini possano crescere a contatto con la natura e con gli animali. Guidotti ha 34 anni, è un’imprenditrice agricola in un piccolo paese in provincia di Siena e la sua storia tocca un nodo comune a tante ragazze: come tenere insieme il desiderio di realizzazione personale e quello della maternità in un tempo fatto di incertezze, aspettative e pressioni sociali sempre più forti? La scelta che ha compiuto non è una ricetta valida per tutte, ma racconta una possibilità che molte oggi osservano con interesse, riporta Attuale.

In Italia c’è un problema di denatalità. Perché, secondo te, si fanno sempre meno figli?

“A mio avviso in Italia c’è una bassa natalità a causa di una serie di fattori. Innanzitutto è cambiato il ruolo sociale della donna: se in passato si dedicava esclusivamente alla famiglia, oggi invece dedica molto tempo alla sua formazione e alla costruzione di una carriera professionale. C’è poi una sostanziale incompatibilità tra vita familiare e vita lavorativa; è difficile trovare un equilibrio. Anche la crisi economica ha inciso sul numero di figli e sulla decisione se farne o meno: è fondamentale avere una base economica solida e, con l’aumento del costo della vita, sostenere le spese familiari è diventato oneroso. Inoltre, il raggiungimento di una stabilità economica tardava, allungando i tempi per la maternità. Risultano quindi presenti una moltitudine di fattori.”

Quante volte ti sei sentita chiedere “Ma quando fai un figlio?” e quanto pesa questa domanda così personale?

“Fin da quando avevo 20 anni, mi è stata continuamente posta questa domanda, con il monito ‘non aspettare troppo, altrimenti diventi troppo vecchia per averli’. Inizialmente queste parole non mi toccavano più di tanto perché avevo altre priorità: mi sono dedicata per molti anni allo studio, al lavoro, a viaggiare. Quindi non mi pesava più di tanto.”

Poi cos’è cambiato?

“Ho iniziato a riflettere davvero sulla maternità, se avere o meno dei figli, il giorno del mio 34esimo compleanno. Quando ho scoperto di avere una riserva ovarica ridotta per la mia età. È stato un periodo emotivamente molto intenso: mi sentivo imperfetta, difettosa, come se il mio corpo mi avesse tradita. Anche perché non ho mai avuto problemi con il ciclo mestruale, nessun dolore, ma le mie ovaie sembravano addormentarsi gradualmente. È vero che ci sono altre problematiche molto più gravi e difficili da affrontare, ma quando ti dicono che non hai quasi più tempo a disposizione, ti senti persa.”

Come hai reagito?

“Con un percorso psicologico e la scoperta della crioconservazione. Lo psicologo mi ha aiutato a capire che una riserva ovarica ridotta non è un problema né una colpa, ma una caratteristica fisica che può essere gestita. Questo percorso prevede la stimolazione ovarica, che nel mio caso è durata sette giorni invece dei soliti 10-15, seguita da un pick up in sedazione profonda per raccogliere gli ovociti da conservare. Questa opzione mi permette di scegliere in futuro se diventare madre, anche se non garantisce al 100% la maternità.”

Che tipo di ostacoli hai incontrato?

“C’era poca informazione, mi sentivo persa e confusa. Famiglia e amici sostenevano la mia scelta, ma non la condividevano né la comprendevano. Mi dicevano di aspettare il momento giusto, di trovare una persona e poi provare ad avere figli. Se avessi avuto difficoltà, avrei potuto rivolgermi a un centro di PMA. Io preferisco prevenire e ho deciso di concedermi questa possibilità. Ho iniziato informandomi il più possibile e poi ho cercato centri nella mia zona. Ho trovato quello giusto e ho ricevuto supporto psicologico anche lì, da professioniste fantastiche. Nelle cliniche ho conosciuto donne nella mia stessa situazione o con altre problematiche. Abbiamo condiviso gioie e paure, ci siamo confrontate e con alcune abbiamo creato un gruppo WhatsApp chiamato “Le ovaiole”, in onore di ovaie e ovociti.”

Che cosa ha rappresentato per te questo mutuo sostegno femminile?

“È stato davvero importante avere il supporto di altre ragazze, di donne che per vari motivi si trovavano nel centro. Ti senti compresa, non ti senti sola e rappresenta una forza in più anche solo per intraprendere questo percorso, di crioconservazione nel mio caso o di fecondazione assistita in altri casi. Siamo più forti insieme.”

Oggi Claudia vuole un figlio? E se la crioconservazione non dovesse funzionare, proverebbe altre strade?

“Ad oggi, se mi chiedessero se voglio un figlio, direi di sì, con la persona giusta. Sono convinta della mia scelta, a prescindere dal risultato futuro. Se non dovessi riuscire con la crioconservazione, ovviamente non rinuncio all’idea della maternità; troverò un altro modo per diventare mamma!”

Cosa potrebbe fare lo Stato per risolvere il problema della denatalità?

“È importante che si attivi per garantire l’accesso a percorsi alternativi, come la crioconservazione, affinché le donne si trovino almeno nella condizione di scegliere quando e se diventare madri. Serve un sostegno pubblico perché i costi sono elevati: è fondamentale fornire servizi gratuiti o agevolati, e dare maggiore informazione sul percorso. Data la mia situazione ormonale, ho avuto delle agevolazioni, ma in generale, se una donna non presenta problemi di salute, la spesa è molto onerosa, si aggira tra i 5/6mila euro (solo il farmaco per la stimolazione costa circa 370 euro a fiala). Quindi è importante che lo Stato si attivi affinché non ci sia questa discriminazione tra chi ha problemi ad avere figli e chi non se lo può permettere. Dovrebbe essere un diritto per tutte.”

Carriera o maternità: di fronte a questo interrogativo che condiziona tante donne oggi, tu cosa scegli?

“Non sceglierei; vorrei – anzi voglio – trovare una via di mezzo, trovarmi da sola gli strumenti per cercare di creare una conciliazione tra vita personale e familiare e vita lavorativa. Trovare un equilibrio. A livello pubblico, qualcosa si muove; la strada è quella giusta, ma la conciliazione tra lavoro e famiglia è ancora molto lontana.”

Qual è stata la parte più dolorosa? E invece la cosa più bella?

“La cosa più dolorosa è stata la paura di quello che mi sarei trovata davanti e di quello che avrei dovuto affrontare. La più bella è che mi sono buttata, ho visto cosa fosse realmente il percorso di stimolazione (nulla di così pesante o insopportabile) e l’aver trovato nuove amiche. Non posso che essere contenta. È una scelta che rifarei mille volte e che consiglierei di fare, perché se una ragazza non sa se avrà dei figli, così si dà una possibilità per il futuro.”

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