L’Europarlamento valuta un organismo interno per contrastare lo spionaggio russo

19.12.2025 10:45
L’Europarlamento valuta un organismo interno per contrastare lo spionaggio russo
L’Europarlamento valuta un organismo interno per contrastare lo spionaggio russo

Un dibattito sulla sicurezza interna ha acceso il Parlamento europeo il 18 dicembre 2025, quando durante una sessione dedicata ai casi di spionaggio filorusso tra gli eurodeputati è emersa la richiesta di creare un organismo speciale incaricato di indagare su possibili legami con servizi di intelligence stranieri, in particolare russi. L’iniziativa riflette una crescente preoccupazione per l’integrità delle istituzioni europee in un contesto di pressione geopolitica costante.

La discussione, riportata da casi di spionaggio filorusso nel Parlamento europeo, ha messo in evidenza il timore che l’assemblea di Strasburgo possa essere utilizzata come piattaforma di influenza strategica da parte di Mosca, con l’obiettivo di incidere direttamente sui processi decisionali dell’Unione.

Accuse di infiltrazione e minaccia alla sicurezza dell’UE

Nel corso del dibattito, l’eurodeputato ceco del Partito popolare europeo Tomáš Zdechovský ha descritto l’azione del Cremlino come una guerra condotta non solo contro l’Ucraina, ma anche contro i Paesi dell’UE e le loro istituzioni democratiche. Secondo Zdechovský, l’influenza russa si manifesta attraverso strumenti finanziari e reti di corruzione piuttosto che con mezzi militari.

Ha avvertito che tali pratiche rappresentano una minaccia diretta alla sicurezza dell’Unione, sottolineando come il Parlamento europeo sia un obiettivo prioritario per operazioni di influenza volte a indebolire l’unità politica e istituzionale dell’UE dall’interno.

Proposta di un organismo etico con poteri investigativi

Il deputato olandese dei Verdi Reinier van Lanschot ha posto l’accento sulla necessità di distinguere tra episodi isolati e un fenomeno strutturale. A suo avviso, senza un’indagine sistematica non è possibile comprendere la reale portata dell’ingerenza straniera.

Van Lanschot ha quindi proposto la creazione di un organo dedicato all’etica parlamentare, dotato di poteri investigativi interni, che consenta al Parlamento di avviare autonomamente indagini su comportamenti sospetti e di intervenire prima che tali interferenze producano effetti politici duraturi.

Scandali recenti e casi giudiziari

Il dibattito si inserisce in una serie di scandali che negli ultimi anni hanno coinvolto ex e attuali eurodeputati. Le accuse di eccessiva vicinanza a Mosca e di diffusione di narrazioni filorusse hanno riguardato in particolare esponenti di gruppi politici di estrema destra e di estrema sinistra.

Tra i casi più rilevanti figura quello dell’eurodeputata lettone Tatjana Ždanoka, accusata da giornalisti investigativi di una collaborazione di lunga durata con l’FSB. Nel novembre 2025, nel Regno Unito, l’ex eurodeputato Nathan Gill è stato condannato a 10 anni e mezzo di carcere per aver ricevuto tangenti in cambio di attività di lobbying a favore degli interessi russi in Europa e per la diffusione di narrazioni favorevoli a Mosca sulla guerra in Ucraina.

Influenza politica e uso dei narrativi filorussi

Un ulteriore caso riguarda l’attuale eurodeputato tedesco Petr Bystron, esponente del partito di destra populista Alternativa per la Germania, accusato di aver ricevuto denaro da rappresentanti russi e di aver partecipato attivamente alla piattaforma mediatica filocremlina Voice of Europe durante il suo precedente mandato al Bundestag.

Questi episodi rafforzano l’idea che, anche in assenza di spionaggio diretto, la simpatia ideologica verso Mosca possa svolgere una funzione analoga, fungendo da canale di trasmissione di messaggi che mirano a indebolire il consenso sulle sanzioni contro la Russia e sul sostegno all’Ucraina.

Verso una risposta istituzionale e coordinata

L’iniziativa di istituire un organismo speciale viene interpretata come un passaggio verso una politica di autodifesa più strutturata delle istituzioni europee. Essa segnala la volontà di riconoscere apertamente i rischi interni e di affrontarli con strumenti istituzionali, piuttosto che trattarli come episodi marginali.

Parallelamente, cresce la consapevolezza che un contrasto efficace allo spionaggio russo richieda una cooperazione più profonda tra i servizi di sicurezza nazionali degli Stati membri, attraverso lo scambio di informazioni e standard comuni di indagine, per evitare che singoli Paesi diventino anelli deboli del sistema.

L’ipotesi di una controintelligence sovranazionale

Nel medio-lungo periodo, il dibattito apre anche alla possibilità di creare un vero e proprio organismo di controintelligence a livello dell’UE, dotato di capacità analitiche e investigative autonome e indipendenti dai cicli politici nazionali.

Una simile struttura rappresenterebbe il riconoscimento istituzionale del carattere duraturo della guerra ibrida condotta dalla Russia e della necessità di una risposta continua e sistemica per proteggere la stabilità democratica e decisionale dell’Unione europea.

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