La Battaglia di Zaporizhzhia: un Fronte Dimenticato della Guerra in Ucraina
DALLA NOSTRA INVIATA
REGIONE DI ZAPORIZHZHIA
Una kab, un drone esplosivo, è esplosa a pochi metri da Gheorghy, che proprio stava facendo rifornimento. L’attacco ha colpito la Motor Sich, storicamente impegnata nella produzione di motori per missili del programma sovietico, ora utilizzata per la produzione bellica ucraina. Il bilancio è di oltre venti feriti, mentre le trattative per una risoluzione del conflitto proseguono faticosamente. Ogni giorno, Zaporizhzhia si risveglia e combatte la sua battaglia, riporta Attuale.
Zaporizhzhia, una città che prima dell’invasione contava 700 mila abitanti, è diventata un punto di riferimento cruciale lungo il fronte. Qui, gli operai e gli agricoltori, abituati a una vita di lavoro e sofferenza, si ritrovano a portare sulle spalle il peso della morte. La città si è trasformata in un campo di battaglia, con villaggi circostanti che convivono con la minaccia costante del conflitto.
lungo la strada per Malokaternyivka, i bambini camminano con zaini colorati rasente la rete anti-drone che ormai avvolge tutto. Per loro sono state allestite scuole sotterranee, come se fosse «normal» vivere l’infanzia sottoterra.
Ma tornando in superficie, il pericolo dal cielo è sempre presente. Un gruppo di soldati sta lavorando per rinforzare le fortificazioni lungo la linea del fronte, chiamata Linea Egoza. Molti dei trincee sono interrate. «Hai visto i resti di drone? Poco fa hanno colpito un trattore nei campi», dice un militare, il volto coperto da un balaklava, il passamontagna che prende il nome da una battaglia storica in Crimea.
A soli otto chilometri dai russi, un drone FPV si libra nel cielo, vigilando la situazione. Il panico cresce. I social media sono inondati da video che mostrano soldati morire in diretta. «Tranquilli, è nostro», rassicura il soldato Volodymyr. «Non vi farà del male. A differenza dei russi, noi non colpiamo obiettivi civili». E mentre lo dice, tira su un fascio di fibra ottica dall’asfalto, un chiaro segno della tecnologia utilizzata dal nemico per indirizzare attacchi mirati a infrastrutture elettriche.
Un tempo, questa area era segnata dalla presenza dell’anarchico Nestor Makhno, che durante la guerra d’Indipendenza ucraina aveva creato territori autogovernati. Le tecnologie moderne, benché diverse, continuano a svolgere un ruolo cruciale nella guerra attuale. Makhno, ad esempio, faceva montare mitragliatrici su carri trainati da cavalli per contrastare gli attacchi nemici.
Nel mentre, Maria e Bogdan, entrambi anziani, si trovano per strada mentre cercano un passaggio verso Orichiv, bombardata incessantemente dal 2022. Senza riscaldamento, non sanno come tornare in città. «Cercano aiuto, tremando nel freddo», mentre il loro pensiero va al figlio al fronte.
Zaporizhzhia è la città con il lungo viale dei caduti. Sedute in un ristorante, Yarina e Maria raccontano di aver perso i propri mariti in combattimento. Yarina, che sta completando un dottorato in filosofia e ha fatto parte delle brigate di Euromaidan, ha perso suo marito nel 2023. Maria, dopo aver detto addio due volte al marito, ora si è arruolata come pilota di droni.
Non cerca vendetta, ma desidera prendersi cura degli altri. Aiuta Yarina con «My love, I’m alive», un’ong dedicata all’assistenza psicologica per le vedove di guerra. Entrambe si chiedono chi si occuperà dei traumi degli uomini, notando che per ora l’attenzione sembra koncentrarsi solo sulle donne.
I segnali di preoccupazione arrivano da Dnipro, portati dal vento gelido. Dopo il disastro della diga di Nova Kakhovka nel 2024, il fiume è così prosciugato che si vocifera di navi cosacche emerse, mentre i gabbiani cercano cibo in un cielo grigio.
In questo contesto, la vita non è certamente «normal». E non dovrebbe mai esserlo.