Il governo Meloni affronta una sfida cruciale con la Manovra di Bilancio 2026, come annunciato dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani. L’esecutivo ha deciso di porre la questione della fiducia sulla legge in questione, vincolando il voto di fiducia all’approvazione di un maxi-emendamento che sostituirà integralmente la proposta inizialmente presentata. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha sottolineato che l’obiettivo primario della Manovra è «contenere per quanto possibile il livello dello spread». Ha aggiunto: «Non so se tutto questo passerà alla storia, so soltanto che grazie a questo tipo di politica l’Italia si presenta a testa alta in Europa e nel mondo», riporta Attuale.
I nodi dei piccoli pacchi e delle pensioni: «È finita un’epoca»
«È finita un’epoca, e noi siamo tenuti a maturare una fiducia e una credibilità all’estero», ha affermato Giorgetti. Per dimostrare solidità e responsabilità ai partner internazionali, il governo Meloni ha deciso di «contenere il livello dello spread». Il ministro ha difeso due provvedimenti controversi della Manovra: la tassa sui piccoli pacchi extra-Ue e la riforma della previdenza complementare. «Ci sono anche i negozi fatti da persone, uomini e donne che di fronte a questa concorrenza “non fair” sono costretti a chiudere», ha dichiarato sul primo punto. «Se non si facesse nulla, l’overcapacity di alcuni paesi asiatici, con l’invasione di questi piccoli pacchi, avrebbe distrutto la rete del commercio, con riflessi economici e sociali». Riguardo le pensioni, Giorgetti le ha definite «un tema ineludibile», volto a garantire «pensioni dignitose in futuro». Ha rivendicato questa scelta come positiva per le nuove generazioni.
La sanità secondo Giorgetti: «Mai così tante risorse»
Giorgetti ha aperto un capitolo dedicato alla sanità, affermando che ci sarà un aumento delle risorse di sei miliardi, «una cosa mai vista nei tempi recenti». Ha proseguito spiegando che il governo ha iniziato a occuparsi di determinati costi, come il payback sanitario, che non ha creato lui stesso, ma di cui ha iniziato a farsi carico. «Abbiamo iniziato a dare una risposta», ha chiosato, definendo la Manovra un work in progress.
La provocazione al Senato: «Dobbiamo aggiornare la democrazia»
Il ministro si è anche soffermato sulla partecipazione del Parlamento nel processo di approvazione della Manovra, un tema che sta a cuore anche alla premier Giorgia Meloni. «I Parlamenti sono nati per approvare i bilanci, eppure alcune grandi democrazie europee non sono in grado di farlo», ha osservato Giorgetti. «Anche l’iter di approvazione nel Parlamento italiano – ve lo dice uno che ne ha visti tanti – è andato via via perdendo la centralità e la dimensione che dovrebbe essere propria, con di fatto un monocameralismo che constatiamo da diversi anni. Questo dovrebbe interrogare tutti noi su come le democrazie parlamentari dovrebbero aggiornarsi per essere al passo coi tempi e mantenere le prerogative per cui sono nate».