Referendum giustizia: proposta di voto in presenza per gli italiani all’estero crea divisione politica

31.12.2025 14:26
Referendum giustizia: proposta di voto in presenza per gli italiani all'estero crea divisione politica

Il dibattito sulla riforma delle regole di voto per gli italiani residenti all’estero si intensifica in vista del referendum sulla giustizia, previsto per la primavera del 2026. Una proposta presentata dal deputato di Fratelli d’Italia, Andrea Di Giuseppe, chiede l’introduzione del voto in presenza presso ambasciate e consolati, come alternativa al voto postale attualmente in uso, riporta Attuale.

La questione è emersa durante la notte tra il 29 e il 30 dicembre, quando il Parlamento ha approvato la Legge di Bilancio. Tra i 239 ordini del giorno votati, circa cento presentati dalla maggioranza, la proposta di Di Giuseppe ha attirato l’attenzione per le sue potenziali implicazioni. Il voto per i residenti all’estero potrebbe così subire delle modifiche, a meno di 90 giorni dalle consultazioni.

L’odg: votare in presenza in consolati e ambasciate

La proposta di Di Giuseppe chiede di permettere ai cittadini italiani residenti all’estero di votare in presenza nelle sedi diplomatiche. Questa misura sarebbe una risposta alle preoccupazioni riguardanti l’affidabilità del voto per corrispondenza, considerato obsoleto e soggetto a irregolarità. Di Giuseppe ha sottolineato che per ogni consultazione il costo per lo Stato italiano si attesta intorno ai 60 milioni di euro.

Di Giuseppe (FdI): «Poca sicurezza e costi elevati»

«Il sistema attuale è complesso e anacronistico, rimasto invariato da circa 25 anni», ha dichiarato Di Giuseppe a Open, evidenziando le irregolarità che possono verificarsi in diverse fasi del voto. Ha aggiunto che il voto per corrispondenza presenta problematiche di sicurezza e costi, con accuse rivolte a patronati che raccoglierebbero schede elettorali per utilizzare schede di deceduti.

Dai dem: «Grave cambiare le regole a 90 giorni dal voto»

La proposta ha suscitato forti critiche dall’opposizione. Toni Ricciardi del PD ha denunciato un «precedente istituzionale molto grave», sottolineando che modificare la legge elettorale a meno di 90 giorni dalle scadenze è problematico. La modifica è considerata idonea a minare la funzione democratica delle istituzioni.

Mulè: «Serve per rafforzare la regolarità»

In risposta, Giorgio Mulè di Forza Italia ha precisato che l’ordine del giorno è un atto politico senza valore normativo immediato. Ha sottolineato che servirebbe un provvedimento legislativo ad hoc e che ci sono margini per migliorare la regolarità del voto, rispondendo così alla necessità di metodi di voto più affidabili.

Fornaro: «Un golpe democratico»

Il deputato del PD, Federico Fornaro, ha criticato la proposta, definendo inaccettabile il cambiamento delle regole mentre il referendum è in fase di preparazione. Ha avvertito che l’introduzione di un decreto per modificare la legge sarebbe un «golpe democratico senza consenso unanime».

1 Comment

  1. Ma dai! Passare al voto in presenza può sembrare un’ottima idea, però cambiare le regole a pochi giorni dal referendum mi sembra un po’ una manovra… Non si fa così, è come se non rispettassero il nostro diritto di voto! Eppure, il sistema postale ha tanti problemi. Qual è la soluzione giusta insomma?

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere