Israele espelle 37 ong, rischio grave per la popolazione di Gaza

31.12.2025 16:15
Israele espelle 37 ong, rischio grave per la popolazione di Gaza

Israele espelle 37 ONG, destinate a perdere l’autorizzazione di operare nel paese

Con l’approssimarsi del 2026, 37 organizzazioni non governative saranno esclusi dall’operare in Israele, vietando loro quindi qualsiasi attività umanitaria nei territori palestinesi, compresa Gaza. Hanno tempo fino a marzo per lasciare il paese. Nonostante le proteste delle ONG e di alcune rappresentanze diplomatiche, Israele sembra determinato a non riconsiderare la sua decisione. La mancanza di queste ONG potrebbe aggravare la già critica situazione umanitaria dei palestinesi, riporta Attuale.

Un esempio è fornito dall’Associazione Aida, che raggruppa cento ONG che operano a Gaza. La sua direttrice esecutiva, Athena Rayburn, ha dichiarato: «Tutti i trattamenti per la malnutrizione infantile nella Striscia sono gestiti da noi; un centro sanitario su tre è completamente dipendente. Le strutture palestinesi e dell’Onu non hanno abbastanza personale per assistere i due milioni di persone attualmente in difficoltà a Gaza». Questa situazione ha suscitato forti reazioni da parte dell’Unione Europea e dell’ONU, con il commissario europeo per la cooperazione internazionale, Hadja Lahbib, che ha affermato su X: «I piani di Israele per bloccare le ONG internazionali a Gaza significano bloccare aiuti salvavita». Anche Volker Turk, responsabile dei diritti umani delle Nazioni Unite, ha denunciato la sospensione di molte agenzie umanitarie chiedendo un cambiamento immediato.

Israele, d’altro canto, rifiuta l’idea che l’estromissione delle ONG possa avere un impatto umanitario significativo, sostenendo che il flusso di aiuti continuerà tramite canali che rispettano i regolamenti nazionali. Secondo il ministero responsabile, le 37 ONG in via di espulsione rappresentano solo il 15% di quelle autorizzate e forniscono appena l’1% dei volumi totali di aiuti.

Tuttavia, critici come i chirurghi di Medici Senza Frontiere avvertono che l’1% è calcolato sulla base del numero di camion che entravano a Gaza prima del conflitto, escludendo il valore inestimabile del lavoro svolto dai volontari. La questione attuale appare fortemente politicizzata e somiglia a precedenti tentativi di Israele di limitare l’ingresso di giornalisti e osservatori internazionali, riducendo la trasparenza sulle sue operazioni.

La procedura di ri-autorizzazione delle ONG è iniziata nel marzo scorso e include richieste controverse, come la necessità di fornire dati personali dettagliati dei dipendenti. Gli attivisti temono che le opinioni espresse in passato possano compromettere le future autorizzazioni, rendendo questa manovra in contraddizione con le leggi europee sulla privacy. Simili politiche hanno già dimostrato di portare a abusi sistematici, come nel caso di chiusura dell’agenzia UNRWA, dove accuse infondate di legami con Hamas sono state usate per giustificare l’espulsione e sostituire gli operatori con fondazioni più controllabili.

Tra le ONG interessate vi sono anche organizzazioni rispettate come Oxfam, Medici Senza Frontiere e il Comitato Norvegese per i rifugiati. In un comunicato congiunto, i ministri degli Esteri di diversi paesi, compresi Gran Bretagna e Francia, hanno esortato Israele a riconsiderare la propria posizione sull’espulsione, tuttavia l’Italia non ha partecipato a questo appello.

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