Il ritorno di Alaa Abd el-Fattah a Londra solleva polemiche politiche
LONDRA – Il ritorno in Inghilterra di Alaa Abd el-Fattah, dissidente egiziano, dopo oltre 12 anni di detenzione, sta generando un acceso dibattito politico e complicando la situazione per il governo di Keir Starmer. La ministra per gli Esteri Yvette Cooper ha avviato un’inchiesta interna per chiarire le ragioni di un «fallimento dell’informazione» che ha sorpreso il governo riguardo a alcune dichiarazioni «ripugnanti» fatte da el-Fattah sui social network 15 anni fa, riporta Attuale.
Il blogger, nato in Egitto, ha ottenuto la cittadinanza britannica nel 2021 grazie alla madre, Laila Soueif, cittadina britannica che ha lungamente protestato il suo arresto, incluso un lungo sciopero della fame. Già a giugno, la detenzione di Alaa era stata dichiarata illegale dalle Nazioni Unite. Sebbene il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi gli avesse concesso la grazia a settembre, è tornato in Gran Bretagna solo recentemente, e Starmer aveva espresso soddisfazione per il suo rientro, un sentimento che si è attenuato dopo la scoperta di commenti controversi del dissidente.
A seguito delle polemiche, i conservatori e il partito Reform di Nigel Farage stanno chiedendo una revisione della cittadinanza di el-Fattah, un’azione legittima solo in caso di minaccia per la sicurezza nazionale. Il governo ha chiarito che, sebbene la cittadinanza fosse stata concessa sotto l’amministrazione conservatrice, il suo ritorno è un segno dell’impegno britannico per la libertà politica e religiosa, pur condannando i tweet considerati abominevoli.
In un comunicato, el-Fattah ha chiesto scusa «in modo inequivocabile» per i suoi commenti passati, giustificandoli come il frutto di un giovane «frustrato e arrabbiato» in un contesto di crisi regionali. Nonostante le sue affermazioni, ha ribadito il suo continuo impegno nel movimento prodemocratico non violento.
Le controversie continuano, con Robert Jenrick, ministro della Giustizia del governo ombra, che ha accusato el-Fattah di auto-vittimizzazione e ha richiamato l’attenzione su frasi della sorella di Alaa, Mona Seif, che aveva elogiato l’«immaginazione» di un attentatore del 7 ottobre. In questo clima, il governo britannico si trova a dover gestire le reazioni a un caso che ha sollevato forti interrogativi sulla coerenza delle sue politiche di diritti umani e di immigrazione.