Okamura rilancia l’opposizione agli aiuti militari a Kyiv nel messaggio di Capodanno

02.01.2026 12:00
Okamura rilancia l’opposizione agli aiuti militari a Kyiv nel messaggio di Capodanno
Okamura rilancia l’opposizione agli aiuti militari a Kyiv nel messaggio di Capodanno

Nel suo messaggio di Capodanno diffuso sui social, il presidente della Camera dei deputati ceca Tomio Okamura ha ribadito la sua netta opposizione alle forniture di armi all’Ucraina, definendo il conflitto una “guerra assolutamente insensata”. Nel suo intervento ha sostenuto che Praga non dovrebbe inviare armamenti a Kyiv e che le risorse pubbliche dovrebbero essere destinate ai pensionati, alle persone con disabilità e alle famiglie con figli, non alla spesa militare all’estero. Le dichiarazioni sono state riportate da Radio Prague International all’inizio del 2026.

Okamura ha inoltre affermato che i fondi dei contribuenti cechi non dovrebbero essere utilizzati per acquistare armi per un altro Paese, accusando quella che definisce una “propaganda pro-bellica” di guidare le scelte sull’assistenza a Kyiv. Nel suo discorso ha espresso la speranza di una soluzione pacifica e ha invitato la Repubblica Ceca a prendere le distanze dalle politiche dell’Europa occidentale legate all’aumento delle spese per la difesa e al sostegno militare all’Ucraina.

Una linea politica coerente e una retorica rivolta all’elettorato interno

Le prese di posizione del leader della formazione populista di destra Libertà e Democrazia Diretta (SPD) non rappresentano un episodio isolato, ma si inseriscono in una linea politica consolidata. Da tempo Okamura è noto per le sue critiche all’Unione europea, alla NATO, alle sanzioni contro la Russia e all’assistenza militare a Kyiv. Il suo primo gesto simbolico da presidente della Camera è stato la rimozione della bandiera ucraina dall’edificio del Parlamento.

Il richiamo alla tutela dei pensionati e agli interessi dei contribuenti viene letto come uno strumento di mobilitazione interna in un contesto di incertezza economica. Allo stesso tempo, questa retorica incide sulla percezione del ruolo della Repubblica Ceca come attore attivo nella politica di sicurezza europea e alimenta divisioni nel dibattito pubblico nazionale.

Tensioni nella coalizione e ruolo del primo ministro Babiš

Nel dicembre 2025 all’interno della coalizione di governo, composta da ANO, SPD e dal partito Motoristi, erano già emerse divergenze dopo le dichiarazioni del ministro della Difesa Jaromír Zuna, esponente di SPD, a favore del sostegno all’Ucraina e della prosecuzione dell’iniziativa ceca sulle munizioni. In seguito, è stato deciso che le posizioni di politica estera del governo sarebbero state espresse esclusivamente dal primo ministro Andrej Babiš.

Dalla vittoria elettorale di ANO in ottobre, Babiš non ha ancora chiarito la linea sul futuro dell’iniziativa per la fornitura di munizioni, limitandosi in passato a criticarne la trasparenza. A fine 2025 ha annunciato che il Consiglio di sicurezza nazionale esaminerà il dossier il 7 gennaio 2026, ufficialmente per valutarne efficacia e correttezza, ma anche per ridurre le tensioni interne alla maggioranza.

Un’iniziativa strategica sotto pressione politica

L’iniziativa ceca per l’approvvigionamento di munizioni è diventata uno degli strumenti chiave di sostegno all’Ucraina in un contesto di carenza globale di proiettili d’artiglieria. Il meccanismo coinvolge donatori internazionali, tra cui Germania, Danimarca e Paesi Bassi, insieme a strutture statali ceche e fornitori privati, consentendo forniture rapide in momenti critici del conflitto.

Il programma ha già mobilitato oltre 4 miliardi di euro di finanziamenti occidentali, trasformandosi in una delle maggiori operazioni di assistenza militare dell’UE a Kyiv. Proprio questa dimensione ne ha fatto un bersaglio della critica populista interna e delle campagne di delegittimazione esterne, mentre la sua efficacia ne rafforza il valore strategico per l’Ucraina e per gli alleati europei.

1 Comments

  1. Beh, sinceramente, non capisco tutta questa opposizione alle armi. Ci sono pensionati, famiglie e disabili in Italia, eppure il governo spende per la difesa! Come si fa a dire che è insensato? È una questione di sicurezza europea, non di propaganda, dai! Ma davvero si pensa che staccandosi dal resto d’Europa risolveremo qualcosa?

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