Attacco degli Stati Uniti contro il regime di Maduro in Venezuela: motivazioni e conseguenze
Un attacco statunitense contro il regime venezuelano di Nicolás Maduro ha avuto luogo sabato, dopo mesi di intense pressioni militari, economiche e politiche da parte degli Stati Uniti, nonostante il Venezuela non rappresenti una minaccia diretta per la sicurezza americana, essendo un paese in crisi e povero, riporta Attuale.
Il governo degli Stati Uniti e l’Unione Europea considerano Maduro un presidente illegittimo, il cui regime ha brutalizzato migliaia di dissidenti, secondo stime delle Nazioni Unite. Nella conferenza stampa che ha seguito l’attacco, il presidente Trump ha affermato la necessità di liberare il popolo venezuelano. Tuttavia, non è chiaro perché il regime di Maduro, sebbene brutale, abbia attirato l’attenzione degli Stati Uniti mentre altre dittature hanno ricevuto un trattamento più clemente. Diverse ipotesi sono state avanzate.
La giustificazione principale dell’amministrazione Trump è l’accusa che il Venezuela sia un centro di traffico di droga verso gli Stati Uniti. Maduro è stato incriminato negli Stati Uniti per “narcoterrorismo”, con Trump che ha sostenuto che questo abbia causato la morte di molti americani. Sebbene ci siano collegamenti tra il regime e il narcotraffico, la maggior parte della droga che entra negli Stati Uniti proviene dal Messico, rendendo i legami con il Venezuela marginali.
In un altro contesto controverso, Trump ha recentemente concesso la grazia a Juan Orlando Hernández, ex presidente dell’Honduras, condannato per traffico di droga, contraddicendo la sua posizione riguardo al Venezuela. Inoltre, durante la conferenza stampa post-attacco, Trump ha menzionato che membri di bande criminali venezuelane sarebbero stati inviati negli Stati Uniti per uccidere americani, sebbene non ci siano prove dirette che tali bande siano collegate al regime.
Trump ha anche evidenziato l’importanza del petrolio venezuelano, affermando che gli Stati Uniti saranno “fortemente coinvolti” nell’industria petrolifera del paese. Nonostante il Venezuela possieda le maggiori riserve petrolifere al mondo, gli Stati Uniti sono diventati esportatori netti di energia dal 2019, il che diminuisce la necessità strategica di importare petrolio venezuelano. L’amministrazione Trump ha anche accusato Maduro di aver “rubato” proprietà statunitensi, un riferimento agli eventi degli anni ’70 quando il Venezuela nazionalizzò l’industria petrolifera.
Un’altra interpretazione della strategia di Trump è che rovesciare il regime di Maduro possa servire a riaffermare l’influenza degli Stati Uniti nel continente americano, con alcuni analisti che suggeriscono che Trump stia attuando una versione moderna della “dottrina Monroe”, che sosteneva la supremazia statunitense in America. Inoltre, l’alleanza del Venezuela con paesi ritenuti avversari, come Cina e Iran, potrebbe essere vista come una minaccia dalla Casa Bianca, similmente alle giustificazioni usate da Putin per l’invasione dell’Ucraina nel 2022.
L’attacco agli Stati Uniti non solo evidenzia le tensioni con il Venezuela, ma fornisce anche opportunità ai regimi autoritari in Cina e Russia di sostenere le loro narrazioni contro l’interventismo occidentale, come riportato da un editoriale del New York Times che ha descritto l’azione statunitense come “illegale”.
Ma che situazione assurda! Gli Stati Uniti si mettono a bombardare il Venezuela mentre ci sono tanti altri posti nel mondo dove i diritti umani sono calpestati… Che bisogno c’è di intervenire in un paese già in crisi? Sembra più una questione di petrolio che di giustizia!