Donald Trump ha recentemente dichiarato che gli Stati Uniti gestiranno il Venezuela fino a quando non si realizzerà una transizione sicura e giusta, lodando l’operazione militare condotta «con una forza mai vista dai tempi della Seconda guerra mondiale». Durante una conferenza stampa a Mar-a-Lago, in Florida, ha indicato se stesso e il segretario di Stato Marco Rubio come figure chiave nella governance temporanea del Paese. «Per un certo periodo di tempo sarà in gran parte compito della gente che sta qui dietro di me», ha affermato, rimarcando la direzione strategica futura, riporta Attuale.
Soldati sul terreno
Trump ha affermato che gli Stati Uniti non hanno ancora deciso se dispiegare truppe sul terreno, ribadendo il principio di non temere a utilizzare forze terrestri. «Abbiamo dimostrato che possiamo farlo: non abbiamo paura di mettere boots on the ground», ha dichiarato.
L’avvertimento
In un attacco diretto a Nicolas Maduro, il presidente ha dichiarato che il dittatore del Venezuela è finalmente «sparito». Trump ha affermato che Maduro e sua moglie sono in procinto di essere consegnati alla giustizia americana, sottolineando le prove schiaccianti di narcotraffico contro di lui. «Il popolo venezuelano è libero. E l’America da oggi è una nazione più sicura», ha aggiunto, lanciando un avvertimento a chiunque metta in pericolo la sicurezza nazionale.
Il fattore petrolio
Il presidente ha enfatizzato l’importanza strategica del Venezuela, ribadendo che gli Stati Uniti intendono recuperare miliardi di dollari e riprendersi le infrastrutture petrolifere che erano state confiscate. «Faremo defluire il petrolio lì dove dovrebbe andare», ha affermato, senza dimenticare di «prenderci cura del popolo venezuelano».
La Dottrina Monroe è superata
Trump ha dichiarato che il dispiegamento marino si concentrerà sulla protezione delle strutture petrolifere, sostenendo che la Dottrina Monroe, che un tempo stabiliva l’egemonia americana in America Latina, è ormai superata. «Il nostro dominio in America Latina non sarà mai più messo in discussione», ha affermato con fermo.
Le minacce a Colombia e Cuba
La posizione di Trump non ha escluso avvertimenti diretti ai leader di altre nazioni, come il colombiano Gustavo Petro e il regime cubano. Ha dichiarato che la situazione in Venezuela non contrasta con l’agenda dell’America First, volendo essere circondati da «Paesi sicuri».
Il Congresso ignorato
Nonostante il successo dell’operazione, Trump ha minimizzato il ruolo del Congresso, affermando che l’approvazione dell’operazione militare non era necessaria, poiché sarebbe potuta filtrare informazioni vitali. Inoltre, ha suggerito che non si possono escludere futuri raid, avvertendo l’élite venezuelana delle conseguenze di ciò che è accaduto a Maduro.
Una squadra al comando
Rivolgendosi alla questione di chi guiderà il Paese dopo la caduta di Maduro, Trump ha risposto che si stanno designando diverse figure e che sarà rivelato il loro ruolo presto. Ha accennato a un possibile colloquio tra Rubio e la vicepresidente Delcy Rodríguez, esprimendo ottimismo riguardo al futuro del Paese.
Machado bocciata
Non ci sono piani immediati per nuove elezioni; Trump ha escluso che María Corina Machado, figura di spicco dell’opposizione, possa assumere un ruolo di leadership. Ha affermato che, pur essendo una persona di valore, non gode del sostegno necessario nel Paese. Trump ha parlato anche di una transizione, evitando però di specificare che sarebbe democratica.
Greggio per Putin
Infine, riguardo a Vladimir Putin, Trump ha smentito di aver parlato di Maduro con il presidente russo, insistendo che gli Stati Uniti potrebbero vendere il petrolio venezuelano anche a Cina e Russia. Se il contesto richiederà ulteriori operazioni, Trump non ha escluso presto possibilità di un coinvolgimento più profondo nel Paese.