Il petrolio venezuelano: caratteristiche, sfide e il futuro sotto il piano di Trump

05.01.2026 19:25
Il petrolio venezuelano: caratteristiche, sfide e il futuro sotto il piano di Trump

Gli Stati Uniti affrontano sfide enormi nello sfruttamento del petrolio venezuelano

Gli Stati Uniti hanno manifestato l’intenzione di gestire le ingenti riserve petrolifere del Venezuela, un elemento chiave emerso dai piani confusi presentati da Donald Trump dopo l’attacco al paese e la cattura del presidente Nicolás Maduro attraverso un’operazione militare complessa, riporta Attuale.

La qualità del petrolio venezuelano rappresenta una delle principali difficoltà, poiché è classificato come “pesante”, rendendo la sua lavorazione più costosa e complessa rispetto al petrolio “leggero” comune. Nonostante il Venezuela detenga le riserve di petrolio più ampie del mondo, la qualità del suo petrolio richiede processi di raffinazione più elaborati e a temperature elevate.

Un altro grande ostacolo allo sfruttamento è la pessima condizione delle infrastrutture locali. Il paese infatti, per garantire una produzione ottimale, avrebbe bisogno di ingenti investimenti per modernizzare le proprie strutture estrattive. Questa situazione è complicata ulteriormente dal contesto politico caotico che ha seguito l’attacco statunitense e la deposizione di Maduro.

Il petrolio venezuelano, noto per la sua densità e complessità molecolare, ha un flusso produttivo più ridotto e, di conseguenza, un valore di mercato inferiore. Flavio Manenti, professore di Impianti Chimici al Politecnico di Milano, sostiene che la lavorazione del petrolio pesante è più costosa e inquinante, nonostante le risorse siano relativamente accessibili.

Negli Stati Uniti, molte raffinerie sono equipaggiate per trattare petrolio pesante, costruite in un’epoca in cui il Venezuela era un fornitore chiave. Tuttavia, la produzione del paese è crollata da un massimo di 3-3,5 milioni di barili al giorno negli anni ’90 a circa 800mila barili recentemente, con una stima attuale di solo 500mila barili a causa delle sanzioni e di un calo delle importazioni di solventi chimici necessari per la raffinazione.

L’analista Neil Atkinson sottolinea che l’industria petrolifera venezuelana ha subito un deterioramento drastico per mancanza di investimenti e manutenzione negli ultimi 25 anni, causato dai regimi di Chávez e Maduro. Per riportare in carreggiata il settore estrattivo, sarebbero necessari investimenti nell’ordine di decine di miliardi di dollari. Le attuali difficoltà nel settore riflettono anche una massiccia perdita di capitale umano, con milioni di venezuelani emigrati a causa della crisi.

Malgrado le incertezze politiche, se la situazione cambiassero, potrebbe esserci la possibilità di un ritorno di parte dei tecnici espatriati. Tuttavia, resta da vedere se le compagnie petrolifere americane siano pronte a investire somme così elevate per modernizzare le infrastrutture nel contesto attuale.

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