Controllo del petrolio venezuelano: l’amministrazione Trump cerca dialogo e stabilità
DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE
NEW YORK – «Solo il tempo potrà dire» fino a quando gli Stati Uniti supervisioneranno il Venezuela, ha dichiarato il presidente Trump in un’intervista con il New York Times. Rispondendo a una domanda sull’orizzonte temporale, Trump ha affermato: «Direi molto di più. Lo ricostruiremo in un modo molto proficuo. Useremo il petrolio, prenderemo il petrolio, stiamo abbassando i prezzi e daremo soldi al Venezuela, soldi di cui ha disperato bisogno», riporta Attuale.
Secondo il presidente americano, i rapporti con il governo ad interim di Delcy Rodriguez, ex vice presidente di Nicolas Maduro, catturato durante un’operazione americana il 3 gennaio, sono «molto buoni». Trump ha aggiunto che «Marco parla con lei in continuazione», riferendosi a Marco Rubio, noto senatore floridiano e sostenitore della politica umanitaria statunitense in Venezuela.
Quattro reporter del New York Times hanno assistito a una telefonata di Trump con il presidente colombiano Gustavo Petro. Sebbene in precedenza Trump avesse definito Petro «un uomo malato a cui piace produrre cocaina», la conversazione recente sembra aver preso un tono più costruttivo, con l’invito rivolto a Petro di visitare Washington per discutere questioni relative alla stabilità della regione.
Durante l’ora di dialogo, hanno trattato temi legati al traffico di droga e divergenze di opinione, e Trump ha espresso la propria soddisfazione per il tono dell’incontro. Petro ha, a sua volta, proposto un dialogo trilaterale per stabilizzare la società venezuelana, un’idea supportata anche da Jorge Rodríguez, capo dell’Assemblea nazionale, il quale ha annunciato il rilascio di prigionieri politici.
Il governo statunitense afferma che il controllo delle vendite e dei proventi del petrolio venezuelano è essenziale per la ricostruzione dell’industria e dell’economia del Paese. Trump ha pianificato di incontrare oggi i leader delle tre principali compagnie petrolifere americane: Exxon Mobil, ConocoPhillips e Chevron.
Il segretario all’Energia Chris Wright ha indicato che dopo la cattura di Maduro, i dirigenti delle aziende hanno dimostrato interesse a consigliare gli Stati Uniti, piuttosto che investire immediatamente enormi somme nella ricostruzione delle infrastrutture venezuelane. Nel frattempo, un gruppo di cinque senatori repubblicani ha collaborato con i democratici per approvare una risoluzione finalizzata a impedire ulteriori azioni militari in Venezuela senza l’autorizzazione del Congresso, risoluzione che è passata con 52 voti favorevoli e 47 contrari.
Perché diventi legge, la risoluzione deve essere approvata sia dal Senato che dalla Camera dei Rappresentanti e richiede anche la firma di Trump, che ha commentato: «I repubblicani dovrebbero vergognarsi di quei senatori che hanno appena votato con i democratici nel tentativo di privarci dei poteri per combattere e difendere gli Stati Uniti». In risposta alle critiche, Trump ha ribadito: «La mia moralità. La mia mente. È l’unica cosa che può fermarmi. Non ho bisogno del diritto internazionale. Non sto cercando di far del male alla gente».
Ma siamo seri? Gli Stati Uniti che vogliono “ricostruire” il Venezuela utilizzando il suo petrolio, sembrano più colonizzatori che salvatori. E chi paga alla fine? I Venezolani, come al solito. Non sarà mai una vera soluzione se non si dà potere al popolo.