Divisioni interne nel Partito Democratico: il dibattito sull’antisemitismo e la politica estera
Andrea Orlando, ex deputato del Partito Democratico (Pd) ed ex ministro, è uno dei protagonisti del “correntone” che ha cercato di ampliare la maggioranza di Elly Schlein all’interno del partito. Tuttavia, un’ampliamento della maggioranza non significa che i problemi interni siano stati risolti, riporta Attuale.
L’ultima dimostrazione di tensione interna riguarda il disegno di legge contro l’antisemitismo presentato da Graziano Delrio. Orlando ha dichiarato: “Il tema di quali siano gli strumenti più idonei a combattere un male endemico che si è acutizzato come l’antisemitismo, senza criminalizzare il dissenso verso Israele, è una questione aperta in tutte le opinioni pubbliche europee e negli Stati Uniti. Sarebbe strano che non ne discutesse il Pd. Il problema è il come. Io credo che il disegno di legge dovrebbe essere la conseguenza di una discussione larga nel partito e attorno al partito, piuttosto che la premessa.”
Le divisioni più significative, tuttavia, emergono sulla politica estera, includendo temi come Ucraina, Europa e persino Venezuela. Orlando ha osservato: “È vero, ci sono posizioni diverse ma anche punti di condivisione dai quali partire. Tutti crediamo che vada rafforzato il ruolo dell’Europa, tutti pensiamo che il mondo possa essere governato solo da un rinnovato multilateralismo e per questo respingiamo l’imperialismo di Trump e Putin. Sul come è necessario discutere.”
Orlando ha sottolineato l’importanza di una sintesi all’interno del partito, evidenziando che non si tratta solo di dialettica parlamentare, ma di questioni che coinvolgono il dibattito sul territorio e nelle piazze. Secondo lui, “i nostri militanti hanno il diritto di contribuire alla costruzione di un punto di vista autonomo. Il percorso programmatico lanciato dalla segretaria spero possa sciogliere anche questi nodi che peraltro ormai incidono direttamente su tutte le altre voci di un programma.”
Ma una volta che il Pd dovesse riuscire a riunire le sue anime, basterà per definire una linea chiara per tutto il campo largo? Orlando ha risposto: “È la condizione necessaria ma non sufficiente. Però è necessaria. Senza l’unità costruita nella chiarezza nel Pd sarà impossibile costruire quella della coalizione. Per ragioni evidenti.”
Guardando verso il 2026, un anno cruciale per il centrodestra e in vista della campagna elettorale, Orlando ha affermato che “la coalizione va strutturata in un progetto per il Paese. A mio avviso con un tema centrale: come modernizzare il Paese riducendo le diseguaglianze e contrastando il declino industriale.”
Tra i temi che il Pd deve affrontare ci sono programma, leadership e primarie. “C’è una coalizione che nel 2022 non c’era e a causa di questo si è perso,” ha notato Orlando.
Quando gli è stato chiesto se Elly Schlein fosse la leader naturale della coalizione, ha dichiarato: “Credo sia impossibile rimuovere alcune considerazioni oggettive. Il Pd è la forza che per dimensioni e natura può tenere insieme la coalizione ed Elly Schlein ne è la segretaria.”
Infine, riguardo all’operato del governo e alla manovra economica del 2025, Orlando ha offerto una critica: “C’è una perfidia della storia nel fatto che l’unità di forze, quasi tutte, nate e cresciute contro le regole del rigore europeo sia stata costruita in nome del rispetto di esso. Anzi di una strategia tout court. Un piede in Europa e uno con Trump. Un po’ di regali agli evasori e un po’ di protezione alle partecipate pubbliche.” La sua conclusione è che tali strategia non offre una visione per il futuro del Paese.