La diplomazia degli ostaggi in Venezuela: politiche di detenzione per scambi internazionali

09.01.2026 18:45
La diplomazia degli ostaggi in Venezuela: politiche di detenzione per scambi internazionali

Venezuela: liberazione di prigionieri politici e dinamiche di diplomazia ostaggio

Tra giovedì e venerdì, il governo venezuelano ha annunciato la liberazione di alcuni prigionieri politici, tra cui cittadini stranieri arrestati con motivi pretestuosi e utilizzati come potenziale merce di scambio in trattative con paesi occidentali. Questi eventi fanno parte della cosiddetta “diplomazia degli ostaggi”, una pratica comune tra i regimi autoritari, come dimostrato dal caso di Alberto Trentini, un cooperante detenuto in Venezuela da oltre un anno senza accuse formali, riporta Attuale.

Definita diplomazia degli ostaggi, questa pratica implica il trattenimento di cittadini stranieri con accuse infondate e procedure legali ad hoc. Gli scopi possono includere la richiesta di concessioni politiche, lo scambio di ostaggi con prigionieri nazionali detenuti all’estero, obiettivi economici o semplicemente una leva in trattative diplomatiche. Da parte dei governi dei cittadini ostaggio, le opzioni spesso si riducono a negoziare e concedere, il che spiega il successo di tali pratiche da parte dei paesi autocratici, nonostante il loro costo reputazionale internazionale.

In Venezuela, l’uso di arresti di questo tipo è relativamente recente ma è divenuto una prassi consolidata negli ultimi anni. Secondo l’ONG Foro Penal, a dicembre 2025 i detenuti stranieri in Venezuela erano 86, e il ministero degli Esteri italiano ha confermato che circa 20 di questi sono cittadini italiani.

Il fenomeno della diplomazia degli ostaggi ha preso piede in Iran dopo la rivoluzione del 1979, e questo paese è attualmente uno dei principali praticanti di tale strategia. Un esempio è il caso della giornalista italiana Cecilia Sala, arrestata senza accuse formali nel 2025 e detenuta per tre settimane nel carcere di Evin, collegato a trattative relative a Mohammed Abedini Najafabadi, arrestato in Italia su richiesta degli Stati Uniti con accuse di traffico di tecnologia bellica.

Nel 1979, l’Iran prese in ostaggio 53 dipendenti dell’ambasciata statunitense a Teheran in quella che divenne la nota “crisi degli ostaggi”, seguita da un’operazione fallita nel 1980 per liberarli. Solo nel 1981, sono stati liberati tramite accordi diplomatici che hanno portato allo sblocco di fondi congelati.

In tempi più recenti, la Russia ha avviato una politica di detenzione di cittadini stranieri per utilizzarli come ostaggi, accentuata dopo l’invasione dell’Ucraina nel febbraio 2022. Riconosciuti a livello internazionale, i casi più noti comprendono la giocatrice di basket Brittney Griner e il giornalista Evan Gershkovich, entrambi arrestati con accuse relative a spionaggio e possesso di sostanze illegali.

In Cina, sebbene non ci sia un uso sistematico della diplomazia degli ostaggi, ci sono stati arresti per intimidazioni politiche e ritorsioni, come nel caso di Gui Minhai e i cittadini canadesi arrestati in conseguenza dell’arresto della dirigente di Huawei, Meng Wanzhou.

In Myanmar, dopo il colpo di stato del 2021, la giunta militare ha detenuto cittadini stranieri come strumento di pressione diplomatico, seguiti da liberazioni in circostanze definite come “umanitarie e diplomatiche”. Anche la Corea del Nord ha utilizzato questa pratica, incarcerando stranieri per motivi pretestuosi.

Nonostante le convenzioni internazionali condannino l’uso della detenzione arbitraria e dei prigionieri di stato, queste norme non sono riconosciute universalmente, e le violazioni persistono, rendendo difficile ogni tentativo di perseguimento.

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