Il governo iraniano blocca internet mentre le proteste contro il regime si intensificano
Dal giovedì scorso, il governo dell’Iran ha imposto un blocco totale di internet in tutto il paese per ostacolare la diffusione di notizie sulle proteste anti-regime in corso e impedire ai manifestanti di organizzarsi. Nonostante le difficoltà, cittadini e attivisti stanno riuscendo a eludere il blocco, pubblicando video delle manifestazioni e della repressione sui social media e comunicando con giornalisti e familiari all’estero per testimoniare la situazione interna, riporta Attuale.
Poiché la stampa in Iran è sotto il controllo del regime, questi video e testimonianze rappresentano l’unico mezzo attraverso il quale possiamo avere una visione, per quanto frammentaria, della situazione attuale nel paese.
Il blocco di internet è quasi totale: secondo NetBlocks, un’organizzazione britannica per la libertà online, dal 8 gennaio il funzionamento di internet si aggira intorno all’1% del livello ordinario.
Oltre al blocco di internet, la normale connettività telefonica è stata gravemente compromessa. Le comunicazioni via cellulare sono praticamente impossibili, con molti iraniani all’estero che segnalano di non riuscire a contattare i propri cari da giorni. La paura per le condizioni di amici e familiari nel paese cresce, con notizie di decine di morti e migliaia di arresti a seguito dell’aumento della repressione violenta.
Questo è il terzo episodio di blocco di internet in Iran, sempre in concomitanza di proteste, dopo quelli del 2019 e del 2022. Alcuni analisti hanno osservato che questo blocco appare tecnicamente sofisticato: mentre il paese è privo di accesso a internet, i profili governativi sui social media continuano a operare regolarmente, segno di un sistema di eccezioni in atto. L’ayatollah Ali Khamenei, principale leader politico e religioso dell’Iran, continua a pubblicare numerosi post al giorno su varie piattaforme sociali.
Gli attivisti stanno cercando di aggirare il blocco tramite diversi metodi, sebbene diventino sempre più complicati. Uno dei più importanti è Starlink, il sistema di connessioni satellitari di SpaceX, già utilizzato durante le proteste del 2022, dato che non dipende dalla rete nazionale iraniana. Starlink fornisce connettività tramite satelliti in orbita ai ricevitori a terra, permettendo di eludere il blocco. Nonostante sia vietato, si stima che migliaia di persone in Iran lo stiano utilizzando, con gran parte delle comunicazioni che avvengono in questo modo.
Tuttavia, il regime sta attuando tecniche per ostacolare anche Starlink. La principale è l’interferenza con il segnale GPS, che i satelliti usano per localizzare i ricevitori e fornire la connessione. Se il GPS è disturbato, i satelliti non possono individuare i ricevitori, bloccando così l’accesso a internet. Alcuni esperti sospettano che il regime stia addirittura interferendo con il segnale satellitare stesso.
Negli ultimi giorni, l’efficacia di Starlink è diminuita: esperti iraniani di diritti digitali hanno segnalato che circa il 30% del traffico Starlink era disturbato nelle prime ore del blocco, con alcune aree che hanno sperimentato perdite di segnale fino all’80%.
Esistono altri metodi per aggirare il blocco, ma sono più limitati. Nelle zone di confine, i cellulari possono connettersi alle reti telefoniche dei paesi limitrofi, garantendo una certa connettività. In alcune situazioni, è ancora possibile trovare reti fisse non completamente spente, come in aziendali, negli ospedali e nelle ambasciate, che possono essere utilizzate per connettersi con accorgimenti. Tuttavia, il regime sta gradualmente chiudendo tutte queste eccezioni.