Riforma elettorale: il premier Meloni attende il referendum di marzo per avviare il dialogo politico

12.01.2026 04:05
Riforma elettorale: il premier Meloni attende il referendum di marzo per avviare il dialogo politico

Riforma della legge elettorale: il futuro incerto dopo il referendum

Roma, 12 gennaio 2026 – Di sicuro c’è solo che l’annunciata e controversa proposta di maggioranza sulla riforma della legge elettorale ci sarà. Ma “fino allo svolgimento del referendum è difficile che si arrivi a qualcosa di definitivo”, come confida un’autorevole fonte istituzionale del partito della premier. E a ragion veduta. In quanto, nel bene e male, a detta degli stessi esponenti del centrodestra il risultato della consultazione costituzionale sulla separazione delle carriere tra pm e giudici “sarà dirimente” per il successivo corso delle riforme e forse non solo per quello, per quanto la premier Giorgia Meloni si premuri di tener distinto il proprio destino da quello del referendum, riporta Attuale.

Probabile perciò che la riforma elettorale arrivi sul tavolo degli incaricati al confronto politico e parlamentare dall’indomani del referendum fissato per la fine di marzo. Ai sensi di quanto annunciato nel corso della conferenza stampa di inizio anno dalla premier Giorgia Meloni, che ha prefigurato interlocuzioni col centrosinistra – finora smentite dagli interessati – e l’intenzione di procedere altrimenti “a maggioranza”. Anche se, considerato che subito dopo ci saranno le festività pasquali, non è irragionevole immaginare che già a febbraio si cominci di discutere una proposta da sottoporre prima alla maggioranza di governo e poi alle opposizioni. A partire dall’eliminazione dei collegi uninominali e il premio di coalizione, che per il momento sono gli unici elementi definiti.

La segretaria Elly Schlein manda a dire che da parte del Pd “non ci sono pregiudiziali”. Ma il partito del Nazareno direbbe di No nel caso in cui si trattasse di un “antipasto del premierato”, considerato dalla premier la “madre di tutte le riforme”. Mentre il leader 5 stelle Giuseppe Conte, da sempre favorevole a una riforma proporzionale, per ora sta alla finestra, ma nient’affatto convinto di riscuotere vantaggi.

A parte l’eliminazione dei collegi e il premio di coalizione, su cui il centrodestra è già pervenuto a un’intesa, le questioni dirimenti riguardano l’entità e le modalità del premio (dal 40 al 55%, che potrebbe essere scaglionato fino al 45-60%), le preferenze o le liste bloccate, l’indicazione della premiership. Con le ultime due che sono le questioni più controverse. In quanto alle preferenze, tutti i partiti che a parole le domandano preferisco in vero eleggere personale obbediente. Un eventuale voto sul simbolo di coalizione col nome della premier, invece, rischierebbe paradossalmente di togliere consensi a quelli per il suo partito. Questione di non poco conto, sebbene Meloni sia la prima fautrice del premierato, che momentaneamente potrebbe essere risolta limitando le croci sui simboli dei partiti.

Agli occhi del centrodestra la riforma è resa indispensabile dalla necessità di “evitare il pareggio al Senato cui punta il Pd” per garantire la governabilità. Tantopiù dopo che il dem Dario Franceschini aveva paventato la desistenza coi 5 Stelle sui collegi uninominali, che hanno garantito la vittoria del centrodestra nel 2022 in ragione della tripartizione del centrosinistra tra Pd e alleati, M5s e centristi ordita dall’improvvida gestione delle alleanza da parte dell’allora segretario dem Enrico Letta. Fossero stati uniti, i partiti dell’opposizione avrebbero impattato almeno al Senato. E, stando ad alcuno proiezioni sulla base dei sondaggi, la cosa sarebbe affatto plausibile anche nel 2027. Prospettiva che toglie il sonno al partito della premier, convinta fautrice del diritto di governare con un voto in più.

1 Comment

  1. Non capisco come si possa pensare di cambiare la legge elettorale senza un vero confronto. A Roma ci sono troppi interessi in gioco e il rischio di confusione è enorme. Se non si uniscono le forze, potremmo trovarci in una situazione ancora più complicata… Ma chi ci guadagna alla fine?

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere