La repressione in Iran: brutali tacticche contro le proteste e vittime in aumento

13.01.2026 08:55
La repressione in Iran: brutali tacticche contro le proteste e vittime in aumento

Proteste in Iran: oltre 500 morti nel conflitto tra regime e cittadini

Le recenti manifestazioni in Iran hanno registrato un numero crescente di vittime, con oltre 500 morti accertati in soli 16 giorni di proteste, secondo quanto riportato dall’agenzia Human Rights Activists News Agency (HRANA), attiva al di fuori del paese, e riflettono una repressione violenta orchestrata dal regime. Le strategie variano a seconda delle città e delle giornate, complicando ulteriormente la situazione e il monitoraggio degli eventi, riporta Attuale.

I manifestanti disarmati sono stati spesso affrontati con proiettili e pallini, mentre nei confronti dei membri delle forze di sicurezza vi sono stati arresti e incidenti mortali. Seguendo le informazioni provenienti dall’Iran, HRANA riporta che il numero reale di morti potrebbe essere addirittura più alto, con notizie di uccisioni aggiuntive ancora da confermare. Il 9 gennaio, immagini provenienti da un obitorio a Teheran mostrano oltre 180 cadaveri, ulteriore indice della drammaticità della repressione.

Negli scontri armati, i media vicini ai Guardiani della Rivoluzione hanno riportato la morte di 114 agenti di polizia e soldati, mentre HRANA stima i decessi a 133. Il regime ha alternato strategie di repressione, passando da attacchi letali a metodi meno letali, con l’obiettivo di scoraggiare le manifestazioni senza necessariamente infliggere danni fatali. Queste tattiche, pur non letali, hanno comunque portato a ferite significative e permanenti ai manifestanti.

Nonostante il regime utilizzi diversi tipi di munizioni, inclusi fucili a pompa caricati con pallini, che possono causare gravi lesioni, vi sono testimonianze di esposizione mirata a volti e occhi, portando a casi di cecità permanente. Ad esempio, durante le proteste del 2022, sono stati documentati almeno 580 casi di manifestanti feriti agli occhi. Un caso emblematico è quello di Sima Moradbeigi, colpita al braccio durante le manifestazioni, dovezza ancora tessere i proiettili rimasti nel suo corpo.

I fucili a pompa utilizzati dalle forze di sicurezza sono in gran parte di provenienza turca, mentre le cartucce a pallini sembrerebbero includere anche materiali importati da aziende europee, compreso un produttore italo-francese. Le autorità iraniane stanno inoltre facendo uso di pistole da paintball, importate come “materiale sportivo”, per identificare e seguire i manifestanti.

In risposta a un crescente numero di proteste severe, il regime ha intensificato il blocco di internet, cercando di limitare la comunicazione tra i manifestanti e evitando che le atrocità vengano diffuse. Questa manovra rende difficile raccogliere informazioni attendibili sulle manifestazioni e sconvolge il monitoraggio dei diritti umani nel paese.

La repressione è organizzata su più livelli, con la polizia, le milizie bassij, e i Guardiani della Rivoluzione, le quali rappresentano l’astato armato più potente, impegnato a difendere un regime che percepisce come una minaccia esistenziale. Sebbene une repressione violenta possa portare a conseguenze internazionali negative, il regime teme che l’intensificarsi delle manifestazioni possa portarlo a una crisi. Secondo alcuni esperti, la situazione attuale potrebbe essere la più seria dalla Rivoluzione Islamica del 1979.

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