Vasto – “Aiuterò questi bambini. Insegnerò loro a leggere, a scrivere e a far di conto, come si diceva una volta”. Lidia Camilla Vallarolo, 66 anni, dei quali 43 passati in cattedra, è la nuova maestra dei bambini del bosco di Palmoli, i tre figli di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion. La docente ha assunto formalmente l’incarico di insegnante dei tre fratellini di 6 (due gemellini, un maschio e una femmina) e 8 anni (la sorella maggiore) della coppia anglo-australiana al centro della cronaca giudiziaria da mesi, dopo la sospensione della potestà genitoriali e l’inserimento dei bimbi in comunità. La maestra Vallarolo ha incontrato i suoi nuovi alunni questa mattina, 13 gennaio, nella casa protetta dove i bambini abitano dal 20 novembre assieme alla mamma (ospitata al piano superiore e ammessa all’incontro con i figli solo durante i pasti), per avviare il percorso di scolarizzazione. “Abbiamo cominciato, belle sensazioni” – le prime parole della maestra al quotidiano abruzzese Il Centro – I bambini sono tranquilli. Speriamo nel ricongiungimento. Ma c’è troppo rumore su questa vicenda, riporta Attuale.
Chi è la maestra Lidia Camilla Vallarolo e quale compito avrà
In pensione dal 1° settembre 2024, dopo un’intera carriera dedicata alla scuola elementare ‘Spataro’ di Vasto, la docente-volontaria avrà il compito di accompagnare i bambini all’interno del recinto delle regole formative: i tre figli dei Trevallion hanno seguito solo programmi di istruzione parentale a domicilio, separati dai loro coetanei. “Mi hanno chiesto di occuparmi di questa situazione specifica e ho risposto di sì”, ha dichiarato alla vigilia al quotidiano Il Centro. Un incontro quasi casuale quello tra la maestra Vallarolo e la famiglia del bosco: “Mi avrebbe fatto piacere aiutare qualsiasi bambino, non è una questione specifica legata a questo caso. Questi mi sono capitati per caso. Dico la verità: se avessi saputo che ne sarebbe nata tutta questa confusione mediatica, forse avrei rinunciato. Io avrei voluto agire nell’anonimato. Ho tantissime colleghe che fanno volontariato nelle carceri, nei centri per immigrati o negli ospedali e nessuno dice niente, nessuno le cerca. Invece per questi bambini c’è un’enfasi che non capisco. Per me è lo stesso gesto, è la stessa cosa che fanno le mie colleghe altrove”.
“La sorella maggiore sa scrivere il suo nome sotto dettatura. Per il resto i bambini non sanno leggere”
La figlia maggiore dei Trevallion, ha spiegato la tutrice dei minori Maria Luisa Palladino, “è ancora in una fase alfabetica e non ortografica, poiché non sillaba le lettere, non mette insieme i numeri e non ha raggiunto la fase lessicale. Sa scrivere il suo nome sotto dettatura. Per il resto i bambini non sanno leggere”. Nella relazione ai giudici, la responsabile della casa-famiglia di Vasto sostiene (riportata in ordinanza) “che tutti i minori comprendono abbastanza l’italiano, ma hanno più difficoltà nel parlato”. Rispetto ad attività legate alla didattica, i primi 3-4 giorni tutti e tre i fratelli si sono rifiutati di colorare e/o di leggere e scrivere, sia in lingua inglese che in italiano: tendenzialmente sfogliano libri con disegni per età inferiori (3-5 anni) chiedendo all’educatrice di leggere per loro.
“In situazioni normali sarebbe sempre meglio la scuola tradizionale, ma qui ci adattiamo alla necessità”
“È una situazione che non ho mai affrontato prima, quindi non ho una ricetta pronta”, spiegava al Centro la maestra Vallarolo alla vigilia della prima lezione in comunità: “Vedrò sul momento, mi adatterò. È la prima volta che mi occupo di istruzione al di fuori del sistema scolastico tradizionale”. Homeschooling? “A me le parole inglesi danno fastidio, chiamiamola pure scuola parentale. Penso che sia un metodo che può funzionare quando serve, ad esempio per bambini con problemi di salute che non possono frequentare i gruppi per rischio di ammalarsi. In casi particolari si usa, come si usa la scuola in ospedale. Certo, in situazioni normali sarebbe sempre meglio la scuola tradizionale, ma qui ci adattiamo alla necessità”.
Il caso della scuola certificata a Brescia
La figlia maggiore dei Trevallion ha sostenuto alla Novalis open school di Brescia l’esame di idoneità annuale, un passaggio obbligato nei casi di istruzione parentale. “Da parte nostra è tutto in regola. Abbiamo svolto il ruolo di scuola esaminatrice, con noi la bambina la scorsa estate ha svolto degli esami che consistono in una prova scritta di italiano e una di matematica oltre a un colloquio – aveva risposto l’istituto un mese fa al Corriere – La bambina è risultata idonea al passaggio alla terza elementare, quindi abbiamo emesso un regolare attestato che abbiamo poi inviato alla famiglia”. Stando a quanto riportato dai giudici del Tribunale dei minori dell’Aquila “i genitori hanno prodotto un certificato di idoneità alla classe terza per la maggiore” ma “non hanno esibito al Servizio sociale né prodotto in giudizio la dichiarazione annuale al dirigente scolastico della scuola più vicina sulla capacità tecnica o economica di provvedere direttamente all’insegnamento parentale”. Inoltre “il certificato trasmesso in copia dal Servizio sociale non risulta previamente depositato presso la dirigenza scolastica competente per la vigilanza”.