Forniture di birra a strutture legate allo SVR
Un’analisi di dati doganali e di contratti statali russi indica che due aziende ceche e una serba, tutte riconducibili all’imprenditore Mikhail Kapitonov, hanno fornito birra ceca al Servizio di intelligence esterna russo (SVR) almeno fino alla primavera del 2025. Il nodo centrale della catena di approvvigionamento è stata la società russa PintaKlab, da tempo fornitore di alcol a strutture collegate allo SVR. Tra settembre 2024 e febbraio 2025 PintaKlab ha importato 1.283.436 litri di birra per un valore di circa 25 milioni di corone ceche, secondo le ricostruzioni basate su registri commerciali.
Le consegne includevano marchi noti come Budějovický Budvar e Lobkowicz, oltre a prodotti destinati specificamente al mercato russo, tra cui Svetlovar, prodotto nel birrificio Liberec Vratislavice. La quota principale ha riguardato il marchio Velká pinta, che da solo avrebbe superato il milione di litri. Le forniture sono state poi vendute all’impresa statale federale FKP “Yasen”, fondata dallo stesso SVR e integrata nella sua infrastruttura.
Contratti statali e infrastruttura dell’intelligence
I contratti tra PintaKlab e FKP “Yasen” risultano confermati da registrazioni nel registro statale russo per il periodo 2023–2024. L’azienda statale dispone di una licenza per il commercio di alcol valida fino al 2030 e gestisce sanatori a Mosca, Sochi e nella Crimea annessa. Pur non rientrando formalmente tra i beni soggetti a sanzioni, il flusso di forniture verso una struttura legata ai servizi segreti solleva interrogativi politici ed etici rilevanti.
Il caso si inserisce in un contesto più ampio di mantenimento dei rapporti commerciali con la Russia attraverso beni non sanzionati. Dopo l’invasione dell’Ucraina nel febbraio 2022, numerosi produttori europei avevano annunciato l’uscita dal mercato russo, mentre nuovi canali di esportazione sono stati costruiti tramite intermediari. Un’analisi dettagliata delle spedizioni è stata pubblicata da Page Not Found.
Un problema politico ed etico per l’Europa
Le forniture a strutture collegate allo SVR non rappresentano una normale relazione commerciale. Coinvolgono un apparato di sicurezza che svolge un ruolo attivo in operazioni ostili contro l’UE e la NATO. In questo contesto, la collaborazione indiretta comporta costi reputazionali per le aziende coinvolte e per i Paesi di origine dei marchi, evidenziando una frattura tra le dichiarazioni politiche di solidarietà con Kiev e le pratiche economiche effettive.
Per la Repubblica Ceca, il caso assume anche una dimensione di sicurezza nazionale. I servizi russi hanno condotto per anni attività di intelligence, disinformazione e spionaggio industriale sul territorio ceco, culminate in operazioni ostili che hanno colpito infrastrutture sensibili. Il mantenimento di flussi commerciali verso entità riconducibili allo SVR appare quindi particolarmente problematico.
La “zona grigia” del commercio con la Russia
L’episodio riflette una tendenza più ampia alla conservazione dei flussi commerciali UE–Russia attraverso beni non sanzionati. Nel 2024 la Repubblica Ceca ha esportato in Russia oltre 33 mila tonnellate di birra, un record storico, superata in Europa solo dalla Germania. Questi numeri accentuano il divario tra le posizioni politiche ufficiali e la realtà economica.
Gli osservatori sottolineano che la risposta dei governi europei non può limitarsi a constatare l’assenza di violazioni formali delle sanzioni. È necessario rafforzare la trasparenza dei dati di esportazione, chiarire i beneficiari finali e prestare particolare attenzione ai contratti con entità legate agli apparati di sicurezza russi, per evitare che la “zona grigia” del commercio continui a erodere la coesione europea.