Il numero di giornalisti e operatori sanitari uccisi nella Striscia di Gaza tra il 2023 e il 2024 ha raggiunto livelli senza precedenti nei conflitti contemporanei, secondo uno studio pubblicato a gennaio 2026 sull’European Journal of Public Health. Questo studio, presentato il 23 gennaio in una conferenza stampa al Senato, è firmato da un team di esperti, inclusi Francesca Incardona, Federica Bellerba, Sara Gandini e Alessandro Cozzi-Lepri, e si basa su informazioni raccolte da fonti ufficiali, comprese quelle fornite dal Sindacato dei Giornalisti Palestinesi di Gaza, che ha confermato la validità dei dati analizzati. Le indagini sono state effettuate in due momenti: durante la prima settimana di guerra, tra il 7 e il 14 ottobre 2023, e a sei mesi dall’inizio del conflitto, fino al 30 aprile 2024, riporta Attuale.
Nella fase iniziale del conflitto, il rischio di morte per i giornalisti era da due a dodici volte superiore rispetto alla popolazione generale. Dopo sei mesi, il rischio si stabilizza a circa 2,5 volte quello osservato nella popolazione maschile adulta. All’inizio della guerra, erano circa 1900 i giornalisti volontari presenti nella Striscia, numero cresciuto a circa 2500 unità entro aprile 2024, compresi giornalisti temporanei e part-time. Durante questo periodo, sono stati segnalati 11 decessi tra i giornalisti volontari al primo rilevamento, cifra che è salita a 105 al secondo3,7 volte maggiore, con 491 decessi su 7.065 considerati.
«Questa valutazione non era mai stata fatta», ha dichiarato Incardona. «È indispensabile conoscere la dimensione complessiva della popolazione di riferimento per comprendere se queste categorie siano state realmente protette o colpite intenzionalmente». Anche Bellerba ha sottolineato che, anche confrontando i tassi di mortalità tra i giornalisti e la sola popolazione maschile adulta, i risultati mostrano una mortalità nettamente più alta tra giornalisti e sanitari, in contrasto con il loro status di categorie protette.
Secondo Gandini, oltre metà dei giornalisti uccisi sono stati colpiti in casa o durante un ricovero ospedaliero. Ha anche aggiunto che, per i medici, non dovrebbe esserci un rischio professionale intrinseco, rendendo la loro morte ancor più allarmante. Cozzi-Lepri ha evidenziato che l’erosione della protezione di queste categorie non riguarda solo i singoli casi, ma influisce anche sull’accesso alle cure e sul ruolo dei giornalisti come meccanismo di allerta contro i crimini internazionali.
Lo studio conclude che l’elevata mortalità non può essere semplicemente etichettata come un effetto collaterale della guerra. Le Nazioni Unite avvertono che garantire responsabilità per i crimini contro giornalisti e operatori sanitari è essenziale per la loro protezione nei conflitti armati. Secondo l’ultimo dato fornito dalla Federazione dei medici, 268 giornalisti e 1320 operatori sanitari sono stati uccisi a Gaza.