Il rapimento di Elizabeth Smart: un caso che ha segnato gli Stati Uniti
Il 5 giugno 2002, la quattordicenne Elizabeth Smart viene rapita nella sua casa a Salt Lake City, nello Utah, mentre dorme nella sua camera. Il rapitore, Brian David Mitchell, un fanatico religioso con un passato violento, tiene la ragazza prigioniera per nove mesi, infliggendole violenze fisiche e psicologiche, mentre i suoi genitori si battono instancabilmente per ritrovarla, riporta Attuale.
Elizabeth viene ritrovata a solo 29 km da casa al termine del suo incubo. Mitchell, che verrà condannato all’ergastolo nel 2010, si trova attualmente in un penitenziario di massima sicurezza nell’Indiana. Il caso ha ispirato il documentario Netflix Kidnapped: il caso Elizabeth Smart, in cui la stessa Smart racconta la sua drammatica esperienza.
La notte del rapimento
Le prime ore del mattino del 5 gennaio 2002, Mitchell entra nella casa della famiglia Smart nel quartiere di Federal Heights. Elizabeth, che condivide la camera con la sorella di nove anni, Mary Katherine, viene svegliata e vede l’uomo. Mary, sentendo rumori, si alza per avvisare i genitori, ma quando arriva trova già Mitchell fuori dalla stanza con Elizabeth, così ritorna nel letto e si nasconde per circa due ore.
Solo alle 4 del mattino, Mary riesce a trovare il coraggio per raccontare ai genitori quanto accaduto. Inizialmente scettici, si convincono quando notano una finestra aperta e la zanzariera tagliata con un coltello. Mary racconta di un uomo alto, sulla quarantina, e dice di averlo sentito minacciare la sorella con un’arma, credendo che fosse una pistola.
Mitchell, il fanatico religioso con un passato di violenze
Brian David Mitchell, originario di Salt Lake City e terzo di sei figli in una famiglia mormone, ha una storia di violenze. A 16 anni finisce in riformatorio per un reato simile e più tardi sposa una sedicenne con cui ha due figli. Dopo il divorzio, perdere la custodia, e diversi altri matrimoni falliti, inizia a professare di essere un profeta di Dio, indossando tuniche bianche e affermando di avere visioni.
Dopo essere espulso dalla congregazione mormone nel giugno 2002, Mitchell e la moglie Wanda Barzee si ritirano in isolamento, preparando il terreno per il rapimento.
La detenzione nel bosco e la prima interazione con la polizia
Il 5 gennaio 2002, Mitchell costringe Elizabeth a camminare per quattro miglia nel bosco, in camicia da notte, fino a un accampamento. Lì, la presenta alla moglie Wanda, che la costringe a cambiare i vestiti. Elizabeth racconta: «Avevo la sensazione che stesse per arrivare la fine».
Mitchell si presenta come David Immanuel, affermando di essere incaricato da Dio di rapire sette ragazze, minacciando anche la sua famiglia. Durante i sette mesi di prigionia, Elizabeth è costretta a subire abusi e viene spesso incatenata. Un giorno, mentre in pubblico, un uomo sospetta della situazione e contatta la polizia, ma Mitchell riesce a convincere l’agente che Elizabeth è sua figlia.
A settembre 2002, decidono di trasferirsi a San Diego, dove continuano a nascondersi.
Il ritrovamento e il processo di giustizia
Le autorità iniziano inizialmente a indagare su familiari e amici di Elizabeth. L’attenzione poi si sposta su Richard Ricci, un pregiudicato che aveva lavorato per la famiglia. Ma quando Mary Katherine ricorda che la voce del rapitore era quella di un uomo conosciuto come Immanuel, si riaprono le indagini. Nel marzo 2003, dopo che Mitchell e Barzee sono stati riconosciuti, la polizia trova Elizabeth, che viene finalmente liberata.
Dopo dieci lunghi anni di attese, Mitchell viene condannato all’ergastolo senza possibilità di libertà vigilata, mentre Barzee riceve 15 anni di carcere, di cui ne cumple solo dieci.
Oggi, Elizabeth Smart è un’avvocatessa e una voce per i diritti delle vittime di violenza sessuale, continuando a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla questione delle persone scomparse e della giustizia. «Voglio che i sopravvissuti sappiano che non sono soli», conclude.
Incredibile come una storia del genere possa accadere. Non ci sono parole per descrivere il dolore della famiglia Smart e la forza di Elizabeth. Nel mio paese, la sicurezza dei bambini è una priorità, eppure casi simili si ripetono… È sconvolgente pensare a cosa ha passato. Speriamo che la giustizia sia sempre più forte!