Italia pronta a partecipare alla Forza Internazionale di Stabilizzazione per Gaza
L’Italia, in qualità di socio fondatore, è stata sollecitata dagli Stati Uniti a contribuire alla Forza Internazionale di Stabilizzazione (Isf) per Gaza, concepita nell’ambito del piano di pace statunitense per monitorare la situazione nella Fase 2. A Gaza si spara ancora, ma la speranza è che le armi presto tacciano per sempre, riporta Attuale.
Il governo italiano ha mostrato segnali di apertura riguardo alla proposta ma non ha ancora fornito un’approvazione definitiva per partecipare anche al Board of peace, un organismo “alternativo all’Onu” lanciato da Donald Trump per gestire la fase post-bellica e la ricostruzione della Striscia. Il ruolo italiano si presenta complesso a causa di potenziali ostacoli costituzionali. Tuttavia, il governo è passato da un rifiuto a una posizione di apertura condizionata alla modifica della dinamica del Board of peace, che prevede un investimento di un miliardo di dollari per entrare nel gruppo selezionato dal presidente Usa e composto da tecnocrati palestinesi. “Putin è pronto a pagare”, ha dichiarato Trump.
Secondo informazioni da fonti come Bloomberg, la proposta statunitense è arrivata sulla scrivania del presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del ministro degli Esteri Antonio Tajani. L’Italia non invierebbe truppe nell’Isf, ma si impegnerà a formare la futura forza di polizia di Gaza. L’Italia vanta una significativa esperienza nella regione, con otto carabinieri già dispiegati al valico di Rafah e un altro team presente a Gerusalemme per formare la polizia palestinese.
La storia dell’impegno italiano per la sicurezza nella regione risale addirittura al 1917, quando durante la Prima guerra mondiale, i carabinieri furono dislocati a Gaza e Gerusalemme. Questo impegno si inserisce in un contesto di equilibri internazionali e di ricerca di stabilità nell’area. In tale ottica, la premier Meloni ha sollecitato modifiche alla configurazione del Board of peace.
L’opposizione italiana ha criticato duramente il governo, sostenendo che “la premier è ostaggio del trumpismo in politica estera”. Nel frattempo, la portavoce della Casa Bianca, Taylor Rogers, ha comunicato che “altri Paesi sono interessati a partecipare agli sforzi di pace di Trump e gli annunci arriveranno presto”. Il ministro degli Esteri Tajani ha già allertato il Comando generale dei carabinieri, dichiarando la disponibilità a inviare istruttori per formare la polizia di Gaza, con eventuali operazioni in Giordania o Egitto.
Con le manovre in corso, gli inviati statunitensi Jared Kushner e Steve Witkoff sono appena giunti in Israele per discutere i prossimi passi riguardo a Gaza, dove il cessate il fuoco è in realtà una guerra a bassa intensità. Nonostante le difficoltà, Hamas rimane attivo, pronto a valutare il proprio futuro all’interno di una realtà complessa e volatile.