Scontro politico a Praga blocca i jet L-159 destinati all’Ucraina

28.01.2026 10:30
Scontro politico a Praga blocca i jet L-159 destinati all’Ucraina
Scontro politico a Praga blocca i jet L-159 destinati all’Ucraina

Un conflitto istituzionale dietro lo stop alla fornitura

Il 27 gennaio 2026 è emerso che la decisione del governo ceco di non trasferire all’Ucraina i velivoli d’attacco leggeri L-159 sarebbe legata a un duro conflitto interno ai vertici dello Stato. Al centro della disputa c’è la ferma opposizione del presidente Petr Pavel alla nomina di Filip Turek, leader del partito di coalizione Motoristé, a ministro dell’Ambiente. La vicenda ha assunto una dimensione di politica estera e di sicurezza quando il dossier sui jet militari è stato trascinato nel confronto tra Presidenza e parte della maggioranza di governo.

Messaggi privati e accuse di pressione politica

La crisi è esplosa dopo la pubblicazione, da parte dell’ufficio presidenziale, di messaggi inviati dal ministro degli Esteri Petr Macinka a un consigliere del capo dello Stato. In quelle comunicazioni Macinka lasciava intendere che la mancata consegna degli L-159 a Kyiv fosse una conseguenza diretta delle dichiarazioni pubbliche di Pavel e che, in assenza di tale esposizione mediatica, sarebbe stato possibile convincere figure chiave del Parlamento a sostenere l’operazione. I contenuti, diffusi su X e rilanciati dai media cechi, hanno portato il presidente a parlare apertamente di tentativi di intimidazione e ricatto, come riportato da una ricostruzione dei messaggi pubblicati dalla Presidenza.

Reazioni divergenti nel governo e nel Parlamento

Il primo ministro e leader del partito ANO, Andrej Babiš, ha minimizzato l’accaduto sostenendo che non si sia trattato di ricatto, ma di un’espressione infelice. L’opposizione, al contrario, chiede le dimissioni di Macinka, ritenendo inaccettabile l’uso di dossier di sicurezza come leva di pressione politica. Parallelamente, Pavel ha ribadito il suo rifiuto di nominare Turek ministro, citando precedenti indagini e accuse legate a dichiarazioni omofobe, razziste e antisemite, oltre a denunce di violenza da parte di una ex compagna.

Il ruolo dei partiti euroscettici

La crisi mette in luce il peso crescente di forze politiche euroscettiche nella coalizione di governo. Motoristé critica apertamente le politiche dell’Unione europea, si oppone al Green Deal e mostra scetticismo verso l’adesione dell’Ucraina all’UE, ritenuta onerosa per i contribuenti cechi. Su posizioni ancora più radicali si colloca Tomio Okamura, leader della destra populista e presidente della Camera bassa, noto per la sua linea antiatlantica e per l’opposizione alle sanzioni contro la Russia e agli aiuti militari a Kyiv.

Difesa e politica estera come moneta di scambio

Il caso L-159 segna un passaggio critico perché decisioni di politica di difesa vengono percepite come strumenti di lotta interna. Formalmente, Macinka ha giustificato lo stop ai jet con l’eccessiva esposizione mediatica del presidente. Tuttavia, il contesto e il contenuto dei messaggi suggeriscono che la scelta possa rappresentare una ritorsione politica. Questo precedente solleva interrogativi sulla vulnerabilità delle politiche di solidarietà verso l’Ucraina a pressioni populiste e a scambi interni, anche in Paesi con istituzioni democratiche consolidate.

Implicazioni per la sicurezza regionale

Gli L-159 sono progettati per missioni che non richiedono l’impiego di caccia multiruolo costosi e sono considerati particolarmente efficaci contro droni d’attacco, grazie alla loro manovrabilità a bassa velocità. Il mancato trasferimento riduce le capacità di difesa aerea ucraina in una fase di intensi attacchi missilistici e con droni contro le città. Analisti regionali osservano che ogni ritardo nel rafforzamento della difesa ucraina favorisce indirettamente la strategia russa di logoramento e sfrutta le divisioni politiche all’interno delle democrazie europee.

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