Nuove Misure dei Paesi Baltici contro le Petroliere Russe
I governi degli Stati costieri del Baltico e del Mare del Nord hanno avviato un’azione significativa per limitare il flusso di petrolio proveniente dalla Russia, operante principalmente verso Cina, India e Turchia. La misura prevede la possibilità di fermare e controllare le petroliere della «flotta ombra» russa nel caso in cui non rispettino gli standard di sicurezza ambientale e marittima, come riportato da Attuale.
Le autorità potranno intervenire nel Baltico e nel Mare del Nord contro le navi inadempienti, con l’intento di colpire l’industria petrolifera che supporta l’economia russa e il finanziamento della guerra. Se applicata, questa misura avrà un impatto economico significativo sul regime di Mosca, che continua a dipendere dalla vendita di greggio, soprattutto in un contesto di guerra prolungato.
La comunicazione ufficiale, giunta il 26 gennaio, a firma di quattordici nazioni — tra cui Belgio, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Lettonia, Lituania, Olanda, Norvegia, Polonia, Svezia, Gran Bretagna e Islanda — è stata inviata all’Organizzazione marittima internazionale. Non hanno preso parte alla lettera gli Stati dell’Unione Europea che non affacciano sulle coste settentrionali, come Italia e Spagna.
Per la prima volta, i governi europei hanno messo in chiaro la volontà di bloccare e sequestrare le petroliere russe che non rispettano le normative. “Richiediamo che tutti i vascelli che esercitano la libertà di navigazione rispettino strettamente il diritto marittimo internazionale in vigore”, si legge nella nota ufficiale, sottolineando anche le continue interferenze della Russia ai segnali satellitari.
Le petroliere della flotta ombra, infatti, operano spesso al di fuori delle normative, con equipaggi non addestrati e privi di adeguate coperture assicurative. Modificano frequentemente la loro bandiera per eludere i controlli, rendendo i diritti di navigazione degli Stati costieri una questione contestata. Se questa nuova politica sarà attuata, le autorità potranno effettuare ispezioni randomiche senza necessità di modifiche legislative.
Circa il 50% del petrolio russo esportato passa attraverso i porti baltici di Primorsk e Ust-Luga, e l’assenza di alternative praticabili renderebbe queste misure particolarmente efficaci. Gli attacchi ucraini sul porto di Novorossijsk e le limitazioni logistiche dall’Artico ostacolano la Russia nel diversificare le sue rotte di esportazione.
Recentemente, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha espresso preoccupazione per la lentezza delle risposte europee rispetto a quelle degli Stati Uniti nel fermare le petroliere russe. I Paesi europei sembrano ora prepararsi ad adottare una posizione più ferma nell’applicazione delle regole marittime, con la speranza di agire in modo deciso contro il traffico di petrolio non conforme.