La Chiesa ortodossa russa demonizza la leadership ucraina e legittima la prosecuzione della guerra

28.01.2026 20:00
La Chiesa ortodossa russa demonizza la leadership ucraina e legittima la prosecuzione della guerra
La Chiesa ortodossa russa demonizza la leadership ucraina e legittima la prosecuzione della guerra

Dichiarazioni religiose in un contesto militare

Il 27 gennaio 2026 i media hanno riferito che il capo del Dipartimento sinodale della Chiesa ortodossa russa, il metropolita Kirill (Pokrovskij), intervenendo a una conferenza davanti a rappresentanti delle forze dell’ordine e delle forze armate russe, ha definito l’attuale presidente ucraino Volodymyr Zelensky e tutti i suoi predecessori come “satanisti”. Secondo il metropolita, per sconfiggerli non sarebbe sufficiente l’uso delle armi, ma servirebbero preghiera e digiuno. L’intervento è stato pronunciato durante il forum “La difesa dell’ortodossia e del mondo russo come garanzia della trasformazione della Russia”, ospitato nella Casa centrale dell’esercito russo, come riportato in una segnalazione diffusa su canali informativi russi.

Un evento con forte valenza istituzionale

Alla conferenza hanno partecipato oltre 500 cappellani militari, insieme a esponenti di alto livello delle forze armate e dello Stato maggiore russo. Tra gli intervenuti figurava anche la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova, elemento che rafforza la percezione di una stretta integrazione tra apparato religioso, militare e diplomatico. Le dichiarazioni del metropolita sono state ampiamente rilanciate dai media, tra cui un resoconto dettagliato pubblicato da una testata ucraina sul contenuto e il contesto dell’intervento.

Deumanizzazione come strumento ideologico

Definire come “satanisti” leader eletti democraticamente rappresenta, secondo osservatori e studiosi di religione, un chiaro tentativo di deumanizzazione. Questo linguaggio contribuisce a presentare il nemico come un male assoluto, non negoziabile, e a giustificare la prosecuzione della guerra contro l’Ucraina. In tale cornice, l’aggressione militare viene rivestita di una dimensione metafisica che riduce o annulla i freni morali verso la violenza contro civili e avversari politici.

La Chiesa come parte della macchina bellica

Analisti e teologi sottolineano che la Chiesa ortodossa russa non si limita a sostenere lo Stato, ma agisce come componente attiva dell’apparato ideologico che accompagna l’offensiva militare. Invece di promuovere messaggi di pace, la gerarchia ecclesiastica contribuisce a fornire una legittimazione morale e spirituale al conflitto, trasformando la guerra in una missione “sacralizzata”. Questo ruolo viene visto come una rottura con i principi cristiani fondamentali e come un passaggio verso una funzione apertamente propagandistica.

Implicazioni internazionali e richieste di risposta

Le prese di posizione della Chiesa ortodossa russa rafforzano le accuse di un suo allineamento strutturale con il Cremlino e con le forze di sicurezza. Organizzazioni per i diritti umani e osservatori internazionali sostengono che tali dichiarazioni vadano considerate parte integrante della propaganda di guerra e della diffusione di un’ideologia dell’odio. In questo contesto, cresce la richiesta di una risposta più decisa da parte della comunità internazionale, inclusa l’adozione di misure restrittive e una maggiore attenzione al ruolo delle istituzioni religiose nel sostenere l’aggressione armata.

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