Sparatoria a Rogoredo: proiettile conficcato nel cranio di Abderrahim Mansouri, poliziotto sotto inchiesta

30.01.2026 08:25
Sparatoria a Rogoredo: proiettile conficcato nel cranio di Abderrahim Mansouri, poliziotto sotto inchiesta

Milano, 30 gennaio 2026 – L’esame balistico potrebbe comportare anche attività empiriche per simulare l’effetto di un colpo di pistola esploso da diverse distanze, ricreando condizioni di visibilità simili a quelle del tardo pomeriggio di lunedì scorso, quando un poliziotto, attualmente indagato per omicidio volontario, ha sparato uccidendo il 28enne marocchino Abderrahim Mansouri, noto come Zack, ritenuto esponente di spicco della famiglia che gestisce lo spaccio nell’area dell’ex “bosco della droga“ di Rogoredo. La Scientifica ha già raccolto le misure necessarie, con il sistema della triangolazione, anche per una eventuale ricostruzione 3D della scena, riporta Attuale.

L’analisi sulla dinamica

Dai primi rilievi, in attesa di accertamenti più approfonditi ancora da calendarizzare, è emerso che il proiettile calibro 9 Parabellum in dotazione alla polizia è rimasto conficcato nel cranio della vittima e non è uscito dalla nuca. Una dinamica compatibile con quella di un colpo esploso da una distanza di una trentina di metri, calcolata dal punto di caduta del bossolo a quello dove si è accasciato il nordafricano, che ha quindi perso energia cinetica. Particolare che sembra confermare la versione resa dal poliziotto che, interrogato dal pm Giovanni Tarzia, ha riferito di aver sparato da una distanza notevole verso la sagoma dell’uomo di fronte che stava puntando contro di lui una pistola durante il blitz antidroga a Rogoredo.

Il proiettile in canna

Pistola che poi si è rivelata una riproduzione a salve di una Beretta 92, priva del tappo rosso, anche questa al centro di future analisi. Ha spiegato che la sua «idea era rincorrerlo», ma dopo aver visto che il 28enne “ha tirato fuori la pistola e me l’ha puntata, (…) ho estratto l’arma ed ho esploso un colpo”. Un solo colpo, perché un proiettile era ancora in canna e gli altri 13 nel caricatore.

L’esame balistico

“Cercheremo di dare il nostro contributo con l’obiettivo di arrivare alla verità e a una ricostruzione puntuale e completa di quello che è successo”, spiega Dario Redaelli, consulente nominato dal difensore del poliziotto, l’avvocato Piero Porciani, per l’esame balistico. Redaelli, in pensione dopo un lungo servizio nella polizia di Stato, ha affrontato casi di rilievo come i femminicidi di Yara Gambirasio e di Chiara Poggi. Sul delitto di Garlasco ha affiancato la Procura generale di Milano nel processo d’appello bis sfociato nella condanna di Alberto Stasi, e ora è consulente della famiglia Poggi per l’analisi della scena del crimine.

“Scontata la legittima difesa”

“Dai primi elementi che abbiamo in mano – prosegue – sembra scontato il riconoscimento della scriminante della legittima difesa, per un agente che era impegnato in una regolare attività di servizio e si è trovato in una situazione di pericolo”. Chiede che venga accertata “la verità” anche l’avvocata Debora Piazza, che assiste il fratello del 28enne. Gli accertamenti “a 360 gradi” disposti dal pm Tarzia passeranno anche attraverso l’autopsia, fissata per martedì, affidata dalla Procura all’anatomopatologa Cristina Cattaneo. Proseguono inoltre le ricerche di eventuali nuovi testimoni, tra cui la persona che secondo il racconto del poliziotto indagato a un certo punto è comparsa accanto a Mansouri e poi è sparita dai radar.

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