Calano le entrate petrolifere della Russia, l’economia affronta nuove sfide

01.02.2026 16:55
Calano le entrate petrolifere della Russia, l'economia affronta nuove sfide

Le difficoltà economiche della Russia e l’impatto delle sanzioni sul mercato petrolifero

Nonostante la Russia sia riuscita a mantenere la propria economia in un certo equilibrio di fronte alle sanzioni internazionali e alle ingenti spese per l’invasione dell’Ucraina, il calo delle entrate petrolifere sta aggravando la situazione. Mentre l’Europa interrompeva l’acquisto di gas naturale russo, il regime di Vladimir Putin continuava a vendere petrolio in tutto il mondo, inclusa l’Europa, sostenuto da una flotta di petroliere operanti illecitamente, la cosiddetta “flotta fantasma”, riporta Attuale.

Tuttavia, negli ultimi mesi, le entrate petrolifere della Russia sono diminuite, infliggendo un colpo sempre più forte all’economia russa. Sebbene ciò non significhi che la Russia stia per crollare o abbandonare la guerra, la diminuzione degli introiti incidenti sta acutizzando le altre già note difficoltà economiche del paese, complicando ulteriormente la situazione per il regime.

Il principale problema per la Russia è il prezzo attualmente basso del petrolio, rispetto agli anni precedenti in cui era rimasto elevato a causa dell’incertezza legata al conflitto. Il prezzo del petrolio è, per sua natura, influenzato dalla relazione tra domanda e offerta a livello globale e viene anche manipolato dai principali paesi produttori. Quando un consorzio come l’OPEC decide di aumentare la produzione, il prezzo tende a scendere e viceversa.

Questa dinamica si è evidenziata lo scorso aprile, quando l’OPEC ha annunciato un aumento della produzione dopo anni di tagli. Di conseguenza, il prezzo del petrolio ha subito un notevole abbassamento, causando un significativo calo delle entrate per la Russia. Ad agosto, il paese vendeva il suo petrolio a 57 dollari al barile, cifra che è scesa a 39 dollari entro dicembre.

In aggiunta a ciò, l’economia russa sta affrontando nuove sanzioni contro il settore petrolifero, imposte dall’amministrazione statunitense. Queste misure, che riguardano principalmente le due compagnie petrolifere russe, Rosneft e Lukoil, comportano il congelamento dei loro beni negli Stati Uniti e la proibizione di qualsiasi collaborazione con aziende statunitensi. Inoltre, gli Stati Uniti hanno intensificato le operazioni contro la “flotta fantasma” russa, in alcuni casi sequestrando le petroliere, come avvenuto a gennaio con diversi rimorchi al largo del Venezuela.

In circostanze normali, la Russia avrebbe potuto affrontare il calo delle entrate petrolifere tagliando le spese pubbliche; tuttavia, questo comporterebbe ridurre il budget per la guerra, qualcosa che il regime di Putin non è disposto a considerare. Anche una svalutazione del rublo per aumentare le esportazioni non è attuabile al momento, dato che la valuta russa resta relativamente forte mentre l’economia sta affrontando un’alta inflazione, situazione che ha portato la banca centrale ad aumentare i tassi d’interesse per contrastarla.

Questa situazione ha creato un significativo deficit di bilancio per la Russia. Secondo le stime di Bloomberg, se la attuale situazione dovesse continuare, le entrate dal petrolio potrebbero scendere nel 2026 da poco meno di 120 miliardi di dollari a circa 87 miliardi di dollari.

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