Decreto sicurezza, Meloni spinge per accelerare: fermo preventivo di 12 ore e no alla cauzione

02.02.2026 18:25
Decreto sicurezza, Meloni spinge per accelerare: fermo preventivo di 12 ore e no alla cauzione

Il pacchetto sicurezza, contenente nuove norme contro il crimine e per la protezione degli agenti, sarà presentato al consiglio dei ministri mercoledì. Tra le disposizioni incluse ci sono il divieto di possesso di coltelli per i minorenni, le tutele per la legittima difesa e i fermi preventivi, riporta Attuale.

Il governo italiano, sotto la guida della premier Giorgia Meloni e con la partecipazione dei vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, ha confermato la decisione di procedere con il pacchetto di misure. La riunione di oggi ha avuto l’obiettivo di definire quali disposizioni andranno incluse nel decreto e quali nel disegno di legge. Inizialmente, si pensava che solo il divieto di coltelli ai minorenni fosse urgente da includere nel decreto, ma gli recenti eventi, come il caso di Rogoredo e gli scontri avvenuti a Torino, hanno spinto il governo a riconsiderare la situazione e ad agire rapidamente anche su altri temi cruciali.

Il fermo preventivo

La proposta sul fermo preventivo prevede che individui considerati pericolosi possano essere portati in questura prima delle manifestazioni, ma per un periodo limitato. Si intende estendere pratiche già esistenti come il Daspo urbano. La novità sarebbe quella di fermare preventivamente chi presenta determinati precedenti penali o condotte pericolose, senza necessità di intervento da parte di un magistrato per tempi inferiori alle 12 ore.

No alla cauzione

Durante il vertice, il ministro Matteo Piantedosi ha chiarito che una cauzione preventiva per chi organizza una manifestazione, proposta da Salvini, sarebbe considerata controproducente, portando a un incremento delle manifestazioni non autorizzate. Questo aspetto, secondo quanto è emerso, non farà parte del pacchetto sicurezza.

Lo “scudo” per gli agenti (che non è uno scudo)

Le proposte iniziali per la protezione degli agenti coinvolti in casi di legittima difesa sono state riviste. Si punta ora a conferire ai magistrati la possibilità di richiedere l’archiviazione immediata quando la legittima difesa è evidente e sostenuta da prove esterne, come video. Questo approccio mira a ridurre i rischi di incostituzionalità e a velocizzare le procedure legali.

Il caso Masini

Un esempio centrale è il caso del luogotenente Luciano Masini, coinvolto in un incidenti a Rimini nella notte di Capodanno 2025, durante il quale sparò a un assalitore armato di coltello. Il governo ha suggerito che si possa abbreviare il processo di inchiesta di sei mesi attualmente richiesto, consentendo una rapida archiviazione se ci sono elementi chiari che dimostrano la legittima difesa. Tuttavia, la valutazione finale spetterebbe sempre al magistrato, il quale deve decidere se sono necessari ulteriori accertamenti, registrando anche le indagini su chi ha agito per proteggere sé stesso o altri.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere