Infantino spinge per riammettere la Russia e riaccende lo scontro tra calcio e guerra

03.02.2026 12:35
Infantino spinge per riammettere la Russia e riaccende lo scontro tra calcio e guerra
Infantino spinge per riammettere la Russia e riaccende lo scontro tra calcio e guerra

Il 2 febbraio 2026 il presidente della FIFA Gianni Infantino ha invocato una revisione del divieto che esclude le squadre russe dalle competizioni internazionali. Intervenendo pubblicamente, Infantino ha sostenuto che la sanzione sportiva “non ha ottenuto risultati” e avrebbe prodotto solo frustrazione e risentimento, riaffermando una linea che separa il calcio dalla politica.

Il numero uno della FIFA ha inoltre caldeggiato il ritorno immediato delle formazioni giovanili russe, sostenendo che consentire a ragazze e ragazzi di giocare in Europa sarebbe “benefico”. La posizione, illustrata in un’analisi sul profilo e sulla coerenza controversa del dirigente in un approfondimento dedicato, riapre una frattura mai sanata nel mondo del calcio internazionale.

Le dichiarazioni arrivano mentre la guerra contro l’Ucraina prosegue e mentre il calcio resta uno dei pochi ambiti in cui le sanzioni hanno avuto un impatto simbolico tangibile. Proprio per questo, l’intervento di Infantino è stato letto come un tentativo di normalizzazione che prescinde dal contesto del conflitto.

Il precedente del 2022 e le resistenze delle federazioni europee

Nel febbraio 2022 FIFA e UEFA avevano sospeso nazionali e club russi dopo l’invasione su larga scala dell’Ucraina. Da allora, diversi tentativi di riammettere almeno le squadre giovanili sono stati accantonati a fronte delle minacce di boicottaggio da parte di federazioni nazionali, soprattutto in Europa.

In questo quadro, le parole di Infantino si inseriscono in una tendenza più ampia ai vertici del calcio continentale. Nell’autunno 2025 il presidente UEFA Aleksander Čeferin aveva espresso rammarico per l’esclusione delle squadre russe, citando in particolare il settore Under 17. Tuttavia, nessuna decisione concreta è seguita, proprio per l’opposizione di molte federazioni.

La linea ufficiale resta quindi invariata, ma le pressioni dall’alto mostrano una crescente distanza tra la governance calcistica e il consenso politico europeo. La questione non riguarda solo il regolamento sportivo, bensì il messaggio che una riammissione trasmetterebbe sul piano internazionale.

Sport, soft power e il rischio di erosione delle sanzioni

L’esclusione della Russia dalle competizioni internazionali è una delle poche misure capaci di colpire l’immagine del Paese presso il grande pubblico. Un eventuale rientro, anche limitato ai tornei giovanili, verrebbe inevitabilmente presentato come la prova che l’isolamento sta fallendo, offrendo a Mosca uno strumento di soft power ad alta visibilità.

Una parte significativa degli atleti russi ha mantenuto posizioni di lealtà, esplicite o silenziose, verso il Cremlino. In un sistema autoritario, l’assenza di dissenso pubblico non è neutrale, e la narrativa secondo cui “la squalifica non ha ottenuto nulla” ignora il valore sanzionatorio e simbolico della misura.

Dietro l’insistenza sulla “apoliticità” del calcio pesano anche considerazioni economiche: il mercato russo significa audience, diritti televisivi e sponsor. Ammettere eccezioni nello sport rischia però di creare un precedente che si estenderebbe ad altri ambiti, indebolendo la coerenza del regime sanzionatorio. Per l’Ucraina e per molti partner occidentali, la riammissione delle squadre russe segnerebbe l’inizio di una normalizzazione prematura, con effetti che andrebbero ben oltre i confini del campo da gioco.

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