Roma, 4 febbraio 2026 – È stato cancellato il volto dell’angelo ‘ritoccato’ con le fattezze della premier Giorgia Meloni nell’affresco paretale di San Lorenzo in Lucina a Roma. “Rimosso, ho sempre detto che se fosse stato divisivo lo avremmo fatto. E poi c’era una processione di persone che venivano per vederlo non per ascoltare la messa o pregare… Non era possibile”, ha dichiarato il parroco, monsignor Daniele Micheletti. Secondo quanto riportato da Attuale, a coprire il viso sarebbe stato, su indicazione del Vaticano, lo stesso sagrestano-restauratore Bruno Valentinetti. Che avrebbe ammesso di aver inserito le caratteristiche somatiche della presidente del Consiglio. “Il volto è quello della premier, ma sulla falsariga del dipinto precedente”, le sue parole. E a proposito dell’eliminazione del viso: “Così ha voluto la Curia”.
L’angelo sopra la lapide di Umberto II
Il caso tiene banco da giorni. L’affresco è situato proprio sopra la lapide in memoria di Re Umberto II, l’ultimo monarca di casa Savoia mandato di fatto in esilio dopo la scelta della Repubblica con il referendum del ’46. Il confronto ‘prima e dopo’ il restauro ha mostrato inequivocabilmente la mano di Valentinetti nel ridipingere il volto dell’angelo con i tratti di Meloni. Una scelta che ha generato un certo fastidio del Vicariato che ha in capo la competenza ultima sulle chiese della Capitale, e che si è ritrovato a dover gestire una sorta di patata bollente.
Le contraddizioni di Valentinetti e il gelo della Curia
Fino a questa mattina il sagrestano-restauratore, vecchia conoscenza del Msi, aveva dichiarato tutto e il contrario di tutto. Valentinetti ha lavorato su un affresco precedente, eseguito, sempre da lui, nel duemila. Prima della rimozione, data per certa da indiscrezioni di stampa già da ieri, il responsabile della comunicazione del Vicariato di Roma, Giulio Albanese, aveva commentato freddamente: “L’originale di sicuro non era così”, glissando sui dettagli dell’intervento: “Ancora non è stata presa una decisione”, spiegava 24 ore fa, ma “qualunque decisione deve essere presa secondo questo schema: la proprietà è del Fec, la Sovrintendenza sovrintende e il Vicariato ha la responsabilità del culto e di far sì che ci sia il rispetto secondo quelle che sono le regole concordatarie”. “È evidente – sottolineava – che una decisione sarà condivisa come d’altronde sono state condivise le regole di ingaggio, gli è stato detto, benissimo fate il restauro, però deve essere esattamente rispettato il formato iniziale” che però “era molto diverso”.
Il fastidio di Padre Albanese
Parole preludio all’eliminazione del volto, avvenuta poche ore dopo. Padre Albanese, noto africanista ed ex missionario, non ha nascosto un certo fastidio personale per l’affresco-gate: “Sono subissato da centinaia di messaggi e telefonate, ora vorrei parlare anche di altro, dell’Africa e delle guerre nel mondo”.
Il polverone si era sollevato alla fine della scorsa settimana. Sabato, dopo una giornata convulsa, era stato lo stesso cardinale vicario Baldo Reina a condensare tutta l’irritazione della diocesi per l’iniziativa di Valentinetti: “Nel rinnovare l’impegno della Diocesi di Roma per la custodia del patrimonio artistico e spirituale, si ribadisce con fermezza che le immagini d’arte sacra e della tradizione cristiana non possono essere oggetto di utilizzi impropri o strumentalizzazioni, essendo destinate esclusivamente a sostenere la vita liturgica e la preghiera personale e comunitaria”.
La ricerca della Soprintendenza e la decisione del Vaticano
Intanto, la Soprintendenza Speciale di Roma da lunedì ha attivato le ricerche di archivio per individuare la documentazione, fotografica o disegni di progetti del dipinto originale della cappella del Crocifisso a San Lorenzo in Lucina realizzato nel 2000. La ricerca, avviata a seguito delle indicazioni del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, servirà, spiegava l’Istituto, “per fare un raffronto con l’attuale decorazione frutto del ripristino avvenuto nel 2025”. Ed eventualmente, capire se le consegne del restauro non fossero state rispettate. Ma prima che la Soprintendenza potesse intervenire o esprimersi, superando qualsivoglia vincolo burocratico, sarebbe arrivato l’ordine del Vaticano.