Bologna, 5 febbraio 2026 – Riforma della giustizia: Barbera sostiene il sì al referendum
“Voterò sì perché credo che sia la conclusione di un percorso iniziato tanti anni fa per rendere più liberale il codice Rocco, con la riforma voluta dall’allora ministro Vassalli, medaglia d’argento della Resistenza, alla fine degli anni Ottanta, in attuazione della Costituzione del 1948”, riporta Attuale.
Augusto Barbera, presidente emerito della Corte Costituzionale ed ex ministro, espone le ragioni del sì alla riforma sulla separazione delle carriere, il cui voto si svolgerà il 22 e 23 marzo. Barbera ha partecipato a un incontro dal titolo Verso un giudice veramente terzo, le ragioni del sì al referendum, organizzato dal ‘Comitato Sì Separa’ della Fondazione Einaudi, affiancato da Antonio Di Pietro, ex pm del pool Mani Pulite e membro fondatore del Comitato, Luigi Salvato, procuratore generale della Corte di Cassazione, e Andrea Cangini, segretario generale della Fondazione Einaudi.
Barbera si rivolge direttamente ai cittadini: “Il voto al referendum è uno strumento tramite cui il cittadino esercita la sua sovranità. Quando si va a eleggere il Parlamento si fa in base a opzioni politiche, ma nel referendum si legge il testo e si sceglie sì oppure no. I cittadini devono farsi un’opinione e votare a prescindere dalle appartenenze partitiche. Andate a votare sentendovi liberi, e non in base a vincoli di partito”.
Riguardo alle polemiche sui possibili effetti della separazione delle carriere, Barbera afferma: “Separare le carriere con due Consigli superiori della magistratura non indebolisce ma rafforza la funzione di giudice e magistrato. Immaginate una persona che si sente ingiustamente accusata: come può avere fiducia in un giudice che appartiene alla stessa corrente del suo accusatore? Serve un giudice terzo”.
Affrontando il tema del clientelismo, Barbera aggiunge: “Attualmente, chi viene eletto deve ricambiare il favore a chi lo ha votato. Spesso vediamo posti vacanti, come presidenti di tribunale o procuratori, a causa di accordi politici da raggiungere”.
Uno dei punti più controversi riguarda il sorteggio per il Consiglio superiore della magistratura (Csm). “È il punto più ‘urticante’ della riforma, perché toglie il controllo delle elezioni”, dice Barbera.
In merito all’autogoverno della magistratura, sottolinea: “È corretto che lo stesso organo, che decide su carriere e promozioni, si occupi anche delle questioni disciplinari? Non credo sia la soluzione migliore. La riforma prevede un’Alta Corte per le materie disciplinari”.
Per quanto riguarda il timore di un’egemonia delle maggioranze politiche nella selezione dei membri laici degli organi di garanzia, afferma: “È una bufala antipatica. La prassi dimostra che c’è sempre una rappresentanza anche delle minoranze”.
Circa le preoccupazioni di un possibile indebolimento della Costituzione, Barbera ribadisce: “Ritengo che le garanzie saranno ulteriormente rafforzate, più ancora di quelle previste attualmente dalla Costituzione stessa”.
Infine, su un eventuale Decreto sicurezza, conclude: “Non conosciamo il testo; preferisco non esprimermi in quanto il tema potrebbe un giorno finire davanti alla Corte Costituzionale”.
Ma dai, ma davvero? Questo referendum è l’occasione perfetta per dare una svolta alla giustizia italiana. Barbera ha ragione: un giudice deve essere terzo e imparziale! È ora di separare le carriere e rompere il clientelismo che affligge il nostro sistema. Andare a votare è un diritto sacrosanto, senza vincoli di partito! Non capisco perché ci siano ancora dubbi su una riforma così necessaria…