Merz e Meloni discutono di collaborazione per il Gcap, caccia di sesta generazione europeo

05.02.2026 08:05
Merz e Meloni discutono di collaborazione per il Gcap, caccia di sesta generazione europeo

Berlino sta considerando la possibilità di unirsi alla joint venture tra Roma, Londra e Tokyo per il Gcap, il caccia del futuro di sesta generazione. Durante un incontro tra Giorgia Meloni e Friedrich Merz a Villa Pamphilj, il cancelliere tedesco ha chiesto chiarimenti sulla posizione italiana riguardo a una possibile partecipazione tedesca. La reazione di Meloni è stata favorevole, segnalando una disponibilità a collaborare, riporta Attuale.

Il «sistema di sistemi»

Si tratta del progetto militare più ambizioso attualmente in fase di sviluppo in Europa, conosciuto come «sistema di sistemi», che unisce il caccia a droni, satelliti e sistemi di combattimento avanzati. Il Gcap, realizzato da un consorzio che include Leonardo, Bae Systems e Mitsubishi, si pone in diretta concorrenza con il Fcas, fortemente sostenuto da Macron e Merkel circa un decennio fa, ma che ora sembra essere a rischio abbandono. La Germania aveva previsto di decidere entro dicembre, ora si parla di una valutazione a fine febbraio. Durante il recente vertice intergovernativo, il Gcap è stato descritto come l’«elefante nella stanza», sottolineando l’importanza delle dinamiche di collaborazione difensiva Roma-Berlino.

Berlino e Roma sono avvicinate dalla necessità di trasformare le loro strategie di difesa aerea, ma dovranno affrontare la costante influenza di Parigi nella gestione di questi progetti. Una collaborazione potrebbe significare un significativo avanzamento nella cooperazione strategica, rimettendo in discussione le priorità europee in materia di difesa.

I problemi tra Parigi e Berlino

Il progetto Fcas ha subito tensioni sin dall’inizio, incluse divergenti visioni su divisioni del lavoro e processi decisionali. Recentemente, il CEO di Airbus, Michael Schoellhorn, ha dichiarato che il metodo di Dassault non si presta a un progetto cooperativo, suggerendo così una separazione delle strade. Tuttavia, è apparso chiaro che Berlino desidera mantenere vivo il programma del «combat cloud», che prevede lo sviluppo comune di sistemi di combattimento integrati.

Il futuro del Fcas è incerto: mentre la Germania sembra orientarsi verso un aereo svedese, il Gripen, l’industria della difesa italiana si sta preparando a capire cosa otterrà in cambio della sua partecipazione. Riflessioni sono state fatte riguardo a un potenziale accordo per la creazione di una piattaforma terrestre comune, mentre gli interessi nel settore navale e spaziale sono in crescita.

I fondi da trovare

Per l’Italia, la questione fondamentale è quella dell’adeguata assegnazione di fondi. Secondo il decreto ministeriale del 9 gennaio 2026, il Gcap richiede un investimento in fase di sviluppo di circa 6 miliardi di euro, ma le stime recenti indicano che il costo potrebbe salire fino a 18,6 miliardi. Parte di questi fondi è già stata stanziata, ma rimangono circa 7,8 miliardi da reperire. Un nuovo partner, quindi, potrebbe facilitare l’assorbimento di questi costi e consentire produzioni su scala più ampia, riducendo il costo complessivo per tutti coinvolti.

Il ruolo della Gran Bretagna rimane cruciale nel determinare le sorti del Gcap. Con sede a Redding, il quartier generale della joint venture dovrà affrontare le richieste britanniche di partecipazione a iniziative come il fondo europeo “Safe” per le armi. La complessità della questione è accentuata dal tentativo del Regno Unito di coinvolgere anche il Arabia Saudita nel progetto. La creazione di un nuovo assetto difensivo europeo richiederà diplomazia e una visione strategica a lungo termine.

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