Evasioni di massa dal campo di detenzione di al Hol in Siria tra il 19 e il 26 gennaio

05.02.2026 17:35
Evasioni di massa dal campo di detenzione di al Hol in Siria tra il 19 e il 26 gennaio

Evasioni di massa dal campo di detenzione di al Hol in Siria

Tra lunedì 19 gennaio e lunedì 26 gennaio, si sono verificate evasioni di massa dal campo di detenzione di al Hol, situato nella Siria orientale. Questa prigione-tendopoli, circondata da un recinto metallico alto due metri e sorvegliata da torrette, ha ospitato per sette anni migliaia di famiglie dello Stato Islamico, principalmente donne e bambini, ritenuti troppo pericolosi per essere rilasciati, riporta Attuale.

Le Forze siriane democratiche (SDF) hanno gestito il campo fino a martedì 20 gennaio, giorno in cui il controllo è passato all’esercito siriano. Una transizione che avrebbe dovuto essere ordinata, in seguito a un accordo di cessate il fuoco tra le due fazioni, si è trasformata in un’interruzione della sorveglianza, consentendo a un numero imprecisato di persone di fuggire.

Due versioni dei fatti emergono riguardo a questo periodo critico: secondo il Centro d’informazione del Rojava, le SDF avrebbero lasciato al Hol a mezzogiorno e mezza, mentre le truppe siriane sarebbero arrivate solo alle tre, creando un buco nella sicurezza di meno di tre ore. Abu Radwan, inviato speciale del governo siriano, sostiene che i curdi abbiano abbandonato il campo e che la situazione di vulnerabilità sia durata almeno ventiquattr’ore.

Il governo siriano, attraverso Radwan, ha confermato di avere in mano una lista con 23.000 nomi di detenuti fornita dalla Coalizione guidata dagli Stati Uniti, ma non è chiaro quanti prigionieri siano attualmente nel campo. Le evasioni sono proseguite nei giorni successivi al passaggio di controllo, aggravando la situazione di sicurezza nella regione. Saranno necessari maggiori sforzi per contenere la minaccia rappresentata dai detenuti di al Hol.

Le evasioni dal campo di detenzione, gestito precedentemente dai curdi, sono interpretate anche come una risposta ai lunghi anni di gestione, in cui le forze curde hanno sperimentato l’abbandono da parte degli Stati Uniti e della comunità internazionale. Oltre a combattere i combattenti dello Stato Islamico, si sono trovati a fronteggiare una crescente pressione per garantire la sicurezza in condizioni difficili.

All’interno del campo, le dinamiche sono complesse. Diverse nazionalità sono rappresentate tra i detenuti, inclusi cittadini provenienti da altri paesi arabi e europei. Uno dei sottocampi, l’Annex, ospitava famiglie straniere dove le ideologie dello Stato Islamico erano fortemente radicate. Negli anni, i curdi hanno cercato di utilizzare la minaccia rappresentata dai prigionieri come leva per ottenere supporto e aiuti dall’esterno.

Esiste una crescente preoccupazione riguardo alla possibilità di rilasciare estremisti nella società, una situazione che potrebbe rivelarsi problematica per la sicurezza globale. La propaganda dello Stato Islamico sostiene che i curdi, ora sostituiti dall’esercito siriano, siano dei collaborazionisti degli Stati Uniti, un messaggio che sta risuonando tra le fila dei jihadisti.

A livello internazionale, gli Stati Uniti continuano a monitorare la situazione, prevedendo lo spostamento di prigionieri considerati a rischio da prigioni curde a quelle irachene, mentre recenti bombardamenti contro obiettivi dello Stato Islamico dimostrano l’intensificazione delle operazioni militari per mantenere la sicurezza nella regione.

Il campo di al Hol, ora sotto nuovo controllo, presenta un’atmosfera cambiata. Le interviste con le donne detenute rivelano una percezione di maggior libertà, nonostante il contesto difficile. Molti sperano di tornare alle loro città d’origine, mentre la situazione sull’adeguatezza delle strutture e la loro sicurezza rimane critica e sotto osservazione. Resta da vedere come le autorità locali reagiranno a queste crescenti sfide.

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