Kalesnikava apre al dibattito su un possibile allentamento delle sanzioni contro Minsk

06.02.2026 10:45
Kalesnikava apre al dibattito su un possibile allentamento delle sanzioni contro Minsk
Kalesnikava apre al dibattito su un possibile allentamento delle sanzioni contro Minsk

Una dichiarazione di Maria Kalesnikava, una delle figure più note dell’opposizione bielorussa, ha riacceso il dibattito europeo sull’efficacia e sui limiti delle sanzioni contro il regime di Aleksandr Lukašenko. Il 5 febbraio 2026, dopo una visita a Vilnius, Kalesnikava ha affermato che un eventuale ripristino del transito dei fertilizzanti di Belaruskalijattraverso la Lituania potrebbe essere “giustificabile” a determinate condizioni, tra cui un controllo rigoroso, benefici umanitari concreti e un contributo alla de-escalation regionale.

Secondo Kalesnikava, una misura di questo tipo dovrebbe rafforzare la sovranità bielorussa e produrre risultati tangibili, come la liberazione di prigionieri politici. La dirigente dell’opposizione ha inoltre sottolineato l’apparente contraddizione per cui la Russia continua a esportare fertilizzanti di potassio mentre la Bielorussia ne è esclusa. Le sue parole hanno avuto immediata risonanza politica, in particolare nei Paesi baltici, dove la questione del transito è legata non solo all’economia, ma anche alla sicurezza nazionale.

Durante la permanenza a Vilnius, Kalesnikava ha incontrato la prima ministra lituana Inga Ruginienė. Tuttavia, il governo lituano ha preso le distanze dalle sue affermazioni, chiarendo che non vi è stato alcun sostegno all’ipotesi di riprendere il transito e che la linea ufficiale sulle sanzioni rimane invariata, come riportato anche dai media lituani nel resoconto sulla visita e sulle dichiarazioni di Kalesnikava.

Il nodo Belaruskalij e il valore strategico delle sanzioni

I fertilizzanti bielorussi rappresentano una delle principali fonti di entrate per il regime di Lukašenko. Le sanzioni imposte da Stati Uniti e Unione europea dopo la repressione delle proteste del 2020 miravano a colpire direttamente questa leva finanziaria, riducendo la capacità del governo di sostenere l’apparato repressivo.

In questo contesto, qualsiasi discussione su un allentamento delle restrizioni assume un significato politico che va oltre il commercio. Nei Paesi dell’Europa orientale, in particolare in Lituania e Polonia, prevale il timore che un ritorno del transito possa essere interpretato come una normalizzazione di fatto dei rapporti con Minsk, senza cambiamenti strutturali sul piano dei diritti umani.

Le autorità lituane hanno più volte ribadito che la questione non è negoziabile in assenza di riforme politiche credibili. La prudenza di Vilnius riflette anche la preoccupazione per un possibile disallineamento tra Stati Uniti ed UE, che rischierebbe di indebolire la coesione europea sul fronte delle sanzioni.

Stati Uniti, Minsk e il fattore geopolitico

L’uscita di Kalesnikava va letta anche alla luce dei recenti contatti tra Washington e Minsk. La liberazione di decine di prigionieri politici, inclusa la stessa Kalesnikava dopo oltre cinque anni di detenzione, è avvenuta nell’ambito di un accordo che ha previsto la rimozione di alcune sanzioni statunitensi sui fertilizzanti bielorussi.

Per l’amministrazione Trump, questo approccio rientra in una strategia più ampia volta a ridurre l’influenza russa nello spazio post-sovietico, creando margini di manovra tra Mosca e i suoi alleati formali. Lukašenko viene visto a Washington come un possibile canale di comunicazione indiretta con il Cremlino.

Dal punto di vista di Minsk, il dialogo con gli Stati Uniti e un allentamento selettivo delle sanzioni rappresentano un tentativo di ampliare il proprio spazio di manovra in una situazione di forte dipendenza economica e politica dalla Russia. Tuttavia, la capacità reale del regime di cambiare orientamento resta limitata, poiché la sua sopravvivenza continua a dipendere in larga misura dal sostegno di Mosca.

Critiche dall’opposizione e rischi per l’unità europea

Le posizioni espresse da Kalesnikava hanno suscitato reazioni contrastanti anche all’interno della diaspora bielorussa. Alcuni ex detenuti politici e attivisti criticano l’idea di legare la liberazione dei prigionieri a concessioni economiche, sostenendo che il regime utilizzi queste scarcerazioni come strumento ciclico di negoziazione, continuando parallelamente la repressione.

Secondo i critici, l’argomento umanitario rischia di mascherare il fatto che i proventi di Belaruskalij alimentano direttamente la macchina repressiva dello Stato. In questa prospettiva, parlare di sovranità e de-escalation senza garanzie politiche concrete equivale a spostare l’attenzione dalla responsabilità del regime alla convenienza economica.

Per l’Unione europea, la questione solleva un problema più ampio di coerenza e unità. Un allentamento delle sanzioni senza condizioni stringenti potrebbe accentuare le divergenze tra Stati membri più esposti alle minacce provenienti da Russia e Bielorussia e quelli meno sensibili sul piano della sicurezza. In ultima analisi, un’erosione della linea comune europea rischierebbe di favorire la strategia del Cremlino, interessato a frammentare la politica di contenimento dell’UE.

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