La Svizzera sotto pressione per una linea più dura contro lo spionaggio russo

06.02.2026 12:00
La Svizzera sotto pressione per una linea più dura contro lo spionaggio russo
La Svizzera sotto pressione per una linea più dura contro lo spionaggio russo

Un organismo parlamentare svizzero di massimo livello per la supervisione della sicurezza ha criticato apertamente il governo per l’insufficienza delle misure di contrasto allo spionaggio straniero, chiedendo un cambio di passo immediato. Il 4 febbraio 2026, i parlamentari hanno invitato il Consiglio federale e il Ministero degli affari esteri ad adottare azioni più incisive per evitare che il Paese diventi un hub permanente di attività di intelligence ostile.

Al centro delle preoccupazioni figurano le missioni diplomatiche russe a Berna e Ginevra, considerate una copertura operativa per strutture dei servizi di sicurezza di Mosca. Secondo le valutazioni presentate, la postura finora prudente delle autorità ha favorito una concentrazione anomala di personale sospettato di svolgere attività di spionaggio sotto status diplomatico.

Il dibattito si è intensificato dopo la pubblicazione di un’analisi che evidenzia come le misure elvetiche restino meno rigorose rispetto a quelle adottate da altri Paesi europei, nonostante segnali reiterati provenienti dagli apparati di controspionaggio.

Un nodo di intelligence nel cuore dell’Europa

La Svizzera ospita le sedi di numerose organizzazioni internazionali e multinazionali, un fattore che accresce il suo valore informativo per potenze straniere. In questo contesto, i servizi russi avrebbero sfruttato un regime di controspionaggio relativamente liberale per consolidare una presenza estesa e stabile.

Secondo la Federazione di intelligence svizzera, alla fine del 2023 nel Paese si sarebbe concentrato almeno il 20% degli agenti russi operanti in Europa, con una quota significativa del personale diplomatico a Berna e Ginevra riconducibile a strutture di intelligence. Questa situazione, descritta come strutturale e non episodica, rappresenta un rischio non solo per la sicurezza nazionale elvetica, ma anche per gli Stati che mantengono rappresentanze nel Paese.

Le autorità di sicurezza hanno segnalato attività che spaziano dalla raccolta di informazioni sensibili su politiche sanzionatorie e negoziati internazionali fino a operazioni cibernetiche mirate all’accesso non autorizzato a banche dati, come riportato nell’analisi sulle critiche alla debolezza delle misure svizzere di controspionaggio.

Diplomazia russa e tolleranza svizzera a confronto con l’Europa

Mentre numerosi Paesi europei hanno già espulso diplomatici russi accusati di spionaggio, Berna è stata a lungo percepita come un’eccezione. Questa tolleranza ha contribuito alla formazione di uno dei più grandi poli di intelligence russi nel continente, secondo diversi osservatori.

La passività attribuita al Ministero degli affari esteri ha sollevato critiche trasversali, in particolare per la concessione continuata di accreditamenti e visti a funzionari segnalati dai servizi di sicurezza. Per i parlamentari, tale approccio indebolisce gli sforzi collettivi europei di contrasto alle operazioni ibride del Cremlino.

Le attività di intelligence russe in Svizzera si concentrano in particolare su organizzazioni come ONU, OMS, OMC, Croce Rossa e FIFA, con implicazioni dirette per la sicurezza di UE e NATO. L’accesso a informazioni interne e a processi decisionali sensibili può essere utilizzato per influenzare dinamiche politiche e negoziali a vantaggio di Mosca, come evidenziato anche da un’analisi parallela sul rischio sistemico per la sicurezza europea.

Verso una linea più restrittiva su visti e accreditamenti

Per la Svizzera, adottare una posizione più ferma nei confronti dei diplomatici sospettati di attività di intelligence è diventata una questione di sicurezza nazionale. I parlamentari sostengono che senza misure efficaci, il Paese rischia di compromettere la propria credibilità e di indebolire la resilienza europea contro le minacce ibride.

Un inasprimento delle politiche su visti, accreditamenti e controlli di sicurezza viene indicato come passo necessario per allinearsi agli standard dei partner europei. In questo senso, Berna potrebbe trasformarsi da anello debole a riferimento per una risposta coordinata allo spionaggio.

La discussione in corso segnala una possibile svolta: la Svizzera è chiamata a bilanciare la sua tradizione di apertura diplomatica con l’esigenza di proteggere un ecosistema internazionale sempre più esposto a operazioni di influenza e raccolta informativa ostile.

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