Le azioni di Trump in Groenlandia minacciano la Nato mentre Putin osserva con interesse

07.02.2026 00:05
Le azioni di Trump in Groenlandia minacciano la Nato mentre Putin osserva con interesse

Il Ruolo degli Stati Uniti nello sviluppo della Groenlandia: Intervista a Mary Thompson-Jones

Mary Thompson-Jones, ex diplomatica e professoressa di Sicurezza nazionale allo US Naval War College, ha recentemente pubblicato il libro La legge del Nord, analizzando le dinamiche geopolitiche nell’Artico e il crescente interesse degli Stati Uniti nella Groenlandia. Thompson-Jones, che ha una lunga carriera nel dipartimento di Stato, osserva con preoccupazione le disfunzioni nelle relazioni tra Washington, Copenhagen e Nuuk. «Non c’è alcuna logica nelle azioni del presidente», riporta Attuale.

Il libro è stato lanciato nel marzo 2025, in un contesto in rapido cambiamento, principalmente a causa delle politiche di Donald Trump. Thompson-Jones interroga l’approccio del presidente americano nei confronti della Groenlandia, domandandosi se sia orientato a garantire la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, accaparrarsi risorse rare o capitale commerciale. Secondo la studiosa, la situazione è complicata e mal gestita: «Molti di noi hanno assistito con sgomento al modo in cui è stata trattata la Danimarca e la Groenlandia. I commenti infelici dell’ambasciatore designato in Islanda sono preoccupanti», evidenziando la necessità di un approccio più diplomatico.

In merito agli investimenti americani, Thompson-Jones commenta che nonostante la disponibilità da parte del governo groenlandese, gli imprenditori statunitensi abbiano mostrato una reticenza marcata. «La Groenlandia non è un Paese in cui investire, non per via dell’instabilità politica, ma a causa delle difficoltà legate all’estrazione di minerali sotto il ghiaccio e alla mancanza di infrastrutture», afferma, sottolineando che al momento non esiste un perimetro economico favorevole.

La scholar mette in guardia sull’idea che Donald Trump voglia «prendere» la Groenlandia, sostenendo che la questione del futuro dell’isola debba rimanere nelle mani dei groenlandesi. «Il 78% degli americani concorda sul fatto che i groenlandesi meritino di determinare il proprio futuro», spiega. Aggiunge che la NATO ha giocato un ruolo significativo nel garantire sicurezza nell’area, citando l’acquisto di F-35 da parte della Danimarca come un segno di serietà nella cooperazione difensiva.

Thompson-Jones critica la retorica di Trump, affermando che il governo danese ha fatto notevoli progressi nella difesa senza necessità di essere minimizzati. «Dire che non stanno facendo nulla è errato. I danesi hanno investito sostanzialmente nella loro sicurezza», afferma, esprimendo anche che molte voci bipartisan nel Congresso riconoscono il contributo danese alla sicurezza collettiva.

Inoltre, la difficoltà degli Stati Uniti di avere una strategia chiara per l’Artico è un tema centrale nel libro. Thompson-Jones sottolinea che la situazione attuale è il frutto di anni di disinteresse e che l’11 settembre ha segnato una svolta nella focalizzazione geopolitica degli Stati Uniti, spostando l’attenzione verso minacce più visibili come quelle derivanti dalla Cina.

La studiosa conclude con una nota di cautela riguardo all’influenza russa: «Il mercato russo è in difficoltà, ma ciò non significa che non debba essere monitorato». Si interroga sull’adeguatezza delle politiche statunitensi nella regione e sulla loro capacità di mantenere un equilibrio nella leadership geopolitica, esortando a rafforzare l’alleanza con i partner europei e a non sottovalutare le implicazioni strategiche della Groenlandia.

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